Il tablet come una seconda lingua

28 marzo 2012
Il Professor Piercesare Rivoltella

Il prof. Pier Cesare Rivoltella

In una sala gremita soprattutto di genitori del Leone, il Professor Pier Cesare Rivoltella ha avviato con il pubblico un dialogo pieno di domande, quesiti e dubbi circa la novità dell’introduzione del tablet a scuola – cosa che avverrà dal prossimo settembre nella nuova IV ginnasio.

Il cuore della conferenza è stato proprio il capire meglio le potenzialità e il contesto dell’utilizzo del tablet come strumento didattico. Il professor Rivoltella ha messo in luce tre aspetti principali, e ha lasciato quindi spazio per numerosissime domande.

 

1) L’aspetto tecnologico: il tablet non tanto come incarnazione dell’m-learning di cui si parlava negli anni Ottanta (ovvero un mobile device utile per scaricare oggetti digitali da una piattaforma di Learning Management System). Piuttosto, oggi il tablet permette di concentrare in un unico oggetto le pratiche svolte in contesti informali e quelle della scuola, che si articolano in un contesto formale didattico. Con lo stesso oggetto mi diverto e studio.

Infine, Rivoltella ha spiegato che il mobile device è solo uno dei tre attori nel contesto scolastico: LIM e contenuti digitali sono gli altri due. Se li ho tutti e tre, alcuni problemi tecnici sono risolti. Per esempio, non servono più aule multimediali: ogni classe è un laboratorio multimedia.

Usando una metafora molto bella, Rivoltella ha specificato che “mettere la tecnologia a scuola significa entrare in una concezione feriale della tecnologia; non più e non solo consumo festivo“. In tale prospettiva, la tecnologia deve essere ed essere percepita come ‘sempre disponibile’, quindi deve ‘scomparire’.

Tra i problemi evidenziati vi è quello della difficoltà di adeguarsi ai tempi da parte degli editori, i quali, a fronte di un mercato molto incerto a causa di una legislazione altrettanto incerta, si stanno muovendo molto lentamente nella direzione di offrire veri supporti didattici adatti all’uso del tablet, e non solo “carta digitale”.

 

2) Aspetto didattico: un tablet è interessante in ambito didattico per il fatto di essere contemporaneamente una memoria digitale portatile che consente di muoversi portando con sé buona parte dei propri contenuti, un reader – o meglio un player – e una macchina creativa, cioè un “oggetto autoriale”. Gli studenti possono produrre tante cose: scattare foto, fare e montare video, e infine usare tutta una serie di applicazioni pensate per il professionista che però si adattano perfettamente al mondo dell’educazione.

Tuttavia il tablet inserisce un forte elemento di discontinuità con la didattica tradizionale: sparisce la cosiddetta classe ‘normale’. L’insegnante deve davvero imparare a ‘regolare’ la didattica, diventando come un regista nell’aula. La differenza viene pertanto fatta dalla capacità dell’insegnante di entrare nell’aula come ‘fine tuner’, uno che “sintonizza” i tempi del programma curriculare previsto sulla carta con quelli della crescita reale della classe come comunità di apprendimento.

 

3) Aspetto organizzativo: usare il tablet in un setting classe comporta diverse modifiche organizzative. Primo, la classe è da riconfigurare come una classe-laboratorio. Ci si dovrà immaginare piccoli gruppi di studenti che fanno cose diverse, con piani di lavoro individuali o di piccolo gruppo che si armonizzano con un piano di lavoro di classe. Ciò evidentemente impatta anche sugli spazi e sull’uso delle strutture scolastiche.
Il secondo punto riguarda i contenuti digitali. La scuola che usa il tablet usualmente cerca di non sovraccaricare economicamente la famiglia, avendo dedicato all’acquisto di tecnologia mobile buona parte del costo che era destinato i libri di testo. Nasce quindi una rilevante percentuale di contenuti didattici prodotti dagli insegnanti, la cui validità scientifica tuttavia non è certa, come pure l’originalità. Tuttavia la logica del “self-publishing” andrà crescendo automaticamente con l’adozione dei tablet a scuola. A questo ci si deve preparare.

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