Il greco come lo insegna Campanini

13 aprile 2013

Lunedì 15 aprile alle 15:00, presso il Liceo Classico Rinaldini di Ancona, il prof. Carlo Campanini, docente di italiano, latino e greco presso il Liceo Classico e Scientifico del Leone XIII, terrà una lezione dal titolo: “L’insegnamento del greco dopo la riforma“.

Vedi la locandina dell’incontro

Il prof. Carlo Campanini

Il prof. Carlo Campanini

Il prof. Campanini, appassionato studioso dell’antichità, bibliofilo, è autore di diversi testi scolastici a diffusione nazionale. Fra tutti ricordiamo la Grammatica e il Versionario di Greco, realizzati per l’editore Sansoni, in collaborazione con Paolo Scaglietti.

Alla vigilia dell’incontro nel capoluogo marchigiano, chiediamo al prof. Campanini un’anticipazione del suo intervento.

Cerchiamo subito di metterlo in difficoltà con la consueta provocazione: ha ancora un senso oggi studiare il greco antico?

Balzac ebbe a dire che “la bellezza è cosa severa e difficile, che non si lascia conquistare alla prima occhiata”, frase che si attaglia perfettamente all’antica lingua di Omero e Platone. Proprio la fatica, la pazienza e il tempo che essa richiede hanno indotto molti a ripetere per anni da più parti che l’acquisizione del greco antico è cosa sostanzialmente inutile e che per misurarsi con il nostro passato può bastare lo studio della cultura classica e delle opere da essa prodotte in traduzione.

Al di là delle opinioni di ciascuno, la riforma in quale direzione va?

Il Ministero dell’Istruzione si è schierato finalmente contro questa posizione culturalmente debole; nell’atto di riordinare il ciclo della scuola secondaria e di definire le Indicazioni nazionali relative a ciascuna disciplina, è stato assai perentorio nel ribadire la stretta unità tra lo studio della lingua e quello della civiltà greca. Con una precisazione importante, però: la traduzione non è intesa nei documenti ministeriali come un fatto meccanico e grammaticale, ma come un atto a pieno titolo conoscitivo e interpretativo. Questo significa, sul piano della pratica didattica, che la  grammatica e la sintassi da un lato sono una componente essenziale dell’insegnamento del greco al liceo, dall’altro però non ne rappresentano il fine ultimo.

Può precisare? Forse si faranno meno versioni…?

Il greco, (ma lo stesso può dirsi del latino) costituisce e viene presentato dai documenti ministeriali non come una lingua, ma come uno strumento culturale che, attraverso l’affinamento delle conoscenze storiche e delle abilità interpretative e critiche degli allievi e il miglioramento della loro capacità di esprimersi nella propria lingua madre, concorre in misura rilevante al conseguimento delle competenze di cittadinanza cui guarda tutta la scuola europea: imparare a imparare, comunicare, risolvere i problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire e interpretare le informazioni. Molto più che una versione (che tuttavia rimane, ma  caricata di un più ampio significato). Questa è la grande sfida che attende coloro che insegnano greco e latino, non “gretti pedanti dal sangue di ranocchi, che della scienza non conoscono altro che la polvere erudita” (Nietzsche), ma veri e propri “viaggiatori nel tempo”, che con la lingua offrono ai loro allievi un mezzo potente di consapevolezza metodologica e una sorta di lente attraverso cui conoscere e indagare un mondo che parla di noi proprio perché da noi radicalmente diverso.

E le tecnologie, come si inseriscono in questo quadro?

Appare evidente che in questa prospettiva i nuovi strumenti multimediali per la didattica  possono diventare strategici: penso al tablet, all’e-book e all’aula virtuale, che interagiscono con l’intelligenza dei nostri allievi e offrono la possibilità di un’esperienza globale del passato, in cui si intreccino parole, cose, costumi ed eventi.

 

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