Cerimonia per le vittime di Lampedusa

21 ottobre 2013

Oggi, lunedì 21 ottobre, il Comune di Milano, nella giornata dei funerali delle centinaia di vittime del naufragio di Lampedusa, ha voluto ricordare quei morti con una cerimonia semplice ma carica di emozione che si è svolta presso il Tempio Civico di San Sebastiano in via Torino. Per il Comune era presente, tra gli altri, il Presidente del Consiglio Comunale, il dott. Basilio Rizzo. Sono intervenuti anche rappresentanti del Forum delle Religioni.

All’iniziativa sono state invitate alcune scuole, tra cui il Leone XIII, che ha partecipato con la
I Scientifico B, accompagnata dalla prof.ssa Vera Bondi.

Ai nostri ragazzi era stato chiesto di presentare all’assemblea un brano di letteratura del dolore; hanno scelto un articolo di Dino Buzzati scritto il 18 luglio del 1947 a seguito della terribile tragedia di Albenga.

Alla commemorazione sono intervenuti anche studenti dei Licei Cremona e Tenca.


commemorazioneSignificativa è stata la lettura, da parte del parroco del  Tempio, di alcuni passaggi dell’omelia che papa Francesco ha pronunciato proprio a Lampedusa nel corso della visita dell’8 luglio scorso:

Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore.

(…)

«Dov’è il tuo fratello?», la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio!

(…)

«Adamo dove sei?», «Dov’è il tuo fratello?», sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?», Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: «Rachele piange i suoi figli… perché non sono più». Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi… Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. «Chi ha pianto?». Chi ha pianto oggi nel mondo?

In conclusione della cerimonia i presenti  hanno pregato in silenzio per le vittime.

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