La miglior ricetta per i “Gesuiti e la Storia”

29 aprile 2014

Si è tenuta nel nostro collegio di Miskolc, in Ungheria, dal 24 al 26 aprile, la XXXI edizione del convengo internazionale “I Gesuiti e la Storia”. Il convegno coinvolge delegazioni di studenti del IV anno dei Licei, provenienti da collegi italiani ed europei della Compagnia. Data l’importanza dell’iniziativa, gli studenti partecipano in qualità di ambasciatori del proprio Istituto.

Pausa durante il convegno

Pausa durante il convegno. Di fronte: Edoardo Zancanaro, terzo da sinistra, con i compagni

Quest’anno per il Leone XIII sono intervenuti: Lorenzo Procida ed Edoardo Zancanaro di II Liceo Classico, Gianfrancesco Brivio Sforza di IV Scientifico A e Pietro Carabellese di IV Scientifico C.  La delegazione milanese è stata guidata dal prof. Lorenzo Pellegrinelli, che ha accompagnato i ragazzi in Ungheria, dopo averli seguiti nei mesi precedenti lungo la preparazione della relazione presentata al convegno.

Il prof. Pellegrinelli ci ha inviato un vivace e appassionato resoconto dell’esperienza che volentieri pubblichiamo:

Prendete quattro baldi giovanotti, tra i fiori più profumati del nostro aulentissimo giardino. Fateli lavorare sodo e a fuoco vivo per tre intensi mesi. Aggiungete quindi altri splendidi ragazzi, provenienti dalle Scuole dei Gesuiti di Napoli (Istituto Pontano), Palermo (Istituto CEI), Roma (Istituto Massimo), Torino (Istituto Sociale), Siviglia (Colegio Portaceli) e fateli incontrare con gli alunni ospitanti del Collegio e Ginnasio Fényi Gyula di Miskolc (Ungheria). Rosolate il tutto alla luce di tre incantevoli giornate ungheresi… Et voilà, ecco servita una pietanza, spirituale e culturale, il cui sapore resterà a lungo nei nostri palati, e nei nostri ricordi…

La ricetta qui brevemente descritta si trova al capitolo XXXI del manuale di cucina “I Gesuiti e la Storia” – prestigioso convegno che, con cadenza annuale, va in scena in una diversa città europea, a partire dal 1983 – e porta per quest’anno 2014, il titolo “The 200th Anniversary of the Restoration of the Society of Jesus: Tradition and Innovation”.

Per le vie di Budapest. Da sin. Pietro Carabellese, Lorenzo Pellegrinelli, Gianfrancesco Brivio, Lorenzo Procida

Per le vie di Budapest. Da sin. Pietro Carabellese, Lorenzo Pellegrinelli, Gianfrancesco Brivio Sforza, Lorenzo Procida

La delegazione dell’Istituto Leone XIII, nelle persone degli studenti Gianfrancesco Brivio Sforza, Pietro Carabellese, Lorenzo Procida ed Edoardo Zancanaro, ha posto il focus sulla storia milanese della Compagnia di Gesù in una relazione dalla robusta caratura scientifica intitolata “With heart in hand: the Jesuits and the “Moral Capital” of Italy, between tradition and innovation – an historical reading (1850-2014)”. I nostri ragazzi hanno molto colpito il pubblico presente per l’alta qualità del loro intervento e per la loro capacità oratoria. «Ho molto ammirato i ragazzi del Leone XIII per la loro profonda maturità, per il loro sapersi porre in modo così brillante e professionale: questi ragazzi hanno un grande futuro davanti a loro» – così nelle accorate parole della prof.ssa Anna Sireci, vera “anima” di questa rassegna culturale fin dalla sua prima edizione.

Splendida inoltre l’accoglienza dei nostri amici magiari: introdotti da padre Ferenc Holczinger S.I., rettore dell’Istituto, e assistiti squisitamente dalla prof.ssa Rivasz-Toth e da tutto lo staff educativo del collegio ungherese della Compagnia, i nostri ragazzi hanno ricevuto un’ospitalità che, ne siamo certi, non dimenticheranno. Da sottolineare infine il bellissimo legame creatosi tra i nostri studenti e gli studenti e le famiglie ospitanti di Miskolc, così come con i ragazzi e le ragazze (fantastici!) di Palermo, Siviglia e Torino, con cui abbiamo condiviso la visita a Budapest. A tutti, e ai “miei ragazzi” leoniani in particolare, va il mio più profondo ringraziamento per la luce – culturale, umana, spirituale – che hanno proiettato su di me e sul mondo in questi incantevoli mesi di condivisione… A loro e a tutti gli amici conosciuti in questi giorni mi sento di dedicare le parole di un celebre film, ambientato proprio nell’Europa orientale, in luoghi non distanti da quelli vissuti assieme: «Ho riflettuto molto sulla nostra rigida ricerca, mi ha dimostrato come ogni cosa sia illuminata dalla luce del passato…dall’interno guarda l’esterno, come dici tu, alla rovescia… in questo modo io sarò sempre lungo il fianco della tua vita e tu sarai sempre lungo il fianco della mia vita».

Grazie ragazzi!!

Lorenzo Pellegrinelli

Presentazione Licei e materie opzionali

29 aprile 2014

Alle famiglie degli Studenti iscritti alle classi prime dei Licei 14-15

p.c. Ai Docenti dei Licei

 

Prot. 187

 

Gentile Famiglie,

come annunciato nel corso dei colloqui individuali, desidero invitarVi ad un incontro che si terrà

giovedì 15 maggio alle  ore 18 al Leone XIII in Sala Martini.

In quell’occasione Vi trasmetterò alcune informazioni sul prossimo anno scolastico.

Saranno presenti anche i Docenti delle materie opzionali, che presenteranno i rispettivi corsi, fornendo così elementi utili alla scelta che dovrete fare insieme ai Vostri figli.

 

Nell’attesa di incontrarVi, rivolgo a tutti un cordiale saluto

 

 

Prof. Vincenzo Sibillo

Coordinatore Didattico
Liceo Classico e Scientifico

 

Istituto Leone XIII

Via Leone XIII, 12 – 20145 Milano
Tel. 02 4385021 – Fax 02 48009979

 

Incontro di presentazione del nuovo anno scolastico

28 aprile 2014

Famiglie degli alunni iscritti alle future Classi prime – a.s. 2014-2015

Scuola Secondaria di I Grado

 

Prot. 186

 

Oggetto: incontro di presentazione del nuovo anno scolastico

 

Carissimi Genitori,

 

come ho anticipato a molti di voi durante i colloqui personali in coincidenza con l’iscrizione dei Vostri figli alle future classi prime, desidero invitarVi ad un incontro programmato per

 

LUNEDI 12 MAGGIO 2014, alle ore 18.00

nella SALA “MARTINI” dell’Istituto Leone XIII.

 

In questa occasione avrò il piacere da un lato di riprendere con Voi tutti alcuni punti fondamentali della nostra proposta educativa, dall’altro di illustrarVi le caratteristiche fondamentali relative all’organizzazione didattica della Scuola Secondaria di I grado per il prossimo anno scolastico.

 

L’incontro del 12 maggio mi permetterà inoltre di fornirVi alcune indicazioni pratiche relative agli adempimenti pratici e burocratici del prossimo periodo (ad esempio, prenotazione libri di testo e tute sportive, assegnazione compiti per le vacanze, pomeriggi opzionali ecc.).

 

Sarà presente assieme a me anche la Prof.sa Laura Bezzera, Coordinatrice Vicaria della Scuola, che sarà a Vostra disposizione per un migliore confronto sull’impostazione che caratterizza il nostro modo di lavorare concretamente con le classi e con i singoli studenti.

 

Certo della Vostra partecipazione a questo che è, di fatto, il primo atto ufficiale del nuovo ciclo di studi dei Vostri figli, porgo a ciascuno di Voi i miei migliori saluti.

 

Il Coordinatore Didattico

Prof. Antonio Bertolotti

Studiare quattro mesi in America

27 aprile 2014

Il lavoro sull’internazionalizzazione che l’Istituto porta avanti da tempo produce nuovi frutti. Tra questi, una straordinaria opportunità, che viene offerta ai nostri alunni, di studiare per quattro mesi in un prestigioso collegio americano dei Gesuiti.

Il St. Ignatius College Preparatory di San Francisco

Il St. Ignatius College Preparatory di San Francisco

Già quest’anno scolastico, per la prima volta, due alunni del IV anno dei Licei Classico e Scientifico hanno potuto studiare presso la Xavier High School di New York da settembre a dicembre.

Per il prossimo anno 2014 – 2015 si confermano i due posti per la medesima scuola, a cui si aggiunge la disponibilità di un posto presso il St. Ignatius College Preparatory di San Francisco, istituto con cui da due anni svolgiamo un programma di scambio; dopo la nostra visita di novembre, attendiamo a giugno una delegazione di studenti californiani.

Il periodo di studi all’estero interessa gli studenti del IV anno dei Licei. E’ disciplinato dalla Nota del MIUR prot. 843 del 10/04/2013 e dal Regolamento interno di Istituto approvato il 13/06/2013.

Le opportunità americane vanno ad aggiungersi ad un’altra importante novità per il prossimo anno scolastico: un anno di studi in Inghilterra presso lo Stonyhurst College, altra antica e autorevole istituzione scolastica dei Gesuiti (vedi la news del 19/2/2014).

Nota di Diliberto sulla canonizzazione dei Papi

24 aprile 2014

Il 23 aprile, sul sito di Azione Cattolica, è stata pubblicata una nota del prof. Luca Diliberto*, relativa alla canonizzazione dei due Papi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che avverrà a Roma il prossimo 27 aprile.

Ve la riproponiamo:

“Guarderanno in molti a Roma, il prossimo 27 aprile: quel giorno, nel corso di una solenne celebrazione eucaristica in San Pietro, verranno canonizzati, cioè proclamati santi, due pontefici tra i più significativi del secolo passato: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.Entrambi hanno vissuto a lungo: papa Giovanni è nato a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, nel 1881 ed è morto nel 1963; Giovanni Paolo, che ha portato nel nome stesso la memoria del suo predecessore, nacque invece a Wadowice, in Polonia, nel 1920 ed è morto -dopo un lungo periodo di malattia e nonostante avesse subito nel 1981 un attentato quasi mortale- nel 2005. Saldando idealmente le loro due vite, si riesce ad abbracciare tutta la storia del Novecento, con i drammi di un secolo che qualcuno ha voluto definire “breve”, ma che certamente ha visto crescere in modo esponenziale sia le possibilità di benessere per larghi strati della popolazione mondiale, sia le occasioni di distruzione, di sterminio, di orrore simboleggiati, ma purtroppo non limitati, dai periodi delle due guerre mondiali (1914-1918 e 1939-1945).

Da sin. papa Giovanni Paolo II e papa Giovanni XXIII

Da sin. papa Giovanni Paolo II e papa Giovanni XXIII

Questa canonizzazione “doppia” spinge inevitabilmente a porre a confronto le due vicende, sia umane che ecclesiali, trovando somiglianze e differenze; l’esercizio è interessante, anche se non del tutto rispettoso delle personalità dei singoli, in cui è sovrabbondata in maniera del tutto speciale e specifica la grazia del Signore per questa terra. E’ però possibile affermare con tranquillità, e senza timore di forzare troppo il dato storico, che sia Giovanni XXIII che Giovanni Paolo II hanno rappresentato, per la stagione civile e di Chiesa in cui sono stati protagonisti, forze di trasformazione irreversibile, decisamente rivoluzionarie, finendo per contribuire in modo evidente al movimento ed al progresso di una struttura tanto complessa come il cattolicesimo universale, ed incarnando contemporaneamente ideali di libertà e di pace per l’intero consesso umano. Così, il loro magistero ha raggiunto il cuore di milioni e milioni di persone, grazie anche ai moderni mezzi di comunicazione sociale che ne hanno moltiplicato il messaggio ed i gesti.

Giovanni XXIII, divenuto papa nel 1958 quasi ottantenne, ed allora immaginato forse come poco più che un uomo di transizione, seppe attraverso una decisione personale maturata nel suo intimo, e giustificata dalla sua vicenda e dalla sua spiritualità, portare la Chiesa fuori dalle secche dello scontro con l’età moderna, obbligandola ad un “aggiornamento” inimmaginabile sino a qualche anno prima.

Il Concilio Vaticano II spinse ad uscire dall’immobilismo dottrinale ottocentesco, per cercare nuovi linguaggi e nuovi stili di vita credente. Il papa non vide la conclusione né i frutti di questa rivoluzione; ne decise però l’inizio, che segnò l’avvio di una nuova stagione in cui la Chiesa cercò di respirare e far respirare l’aria nuova del Vangelo, riportandolo a tutti.

Del lungo periodo (oltre vent’anni) in cui Giovanni Paolo II fu pastore della comunità cattolica si potrebbero richiamare tanti passaggi; ma è certo che, a poco più di dieci anni dalla sua elezione, avvenuta nel 1978, l’Europa ed il mondo videro con lui crollare un sistema di idee ed una organizzazione dello stato basata sull’annullamento delle libertà, a partire da quella religiosa. Con l’abbattimento del muro a Berlino (1989), la fine del comunismo nell’Europa dell’Est e poi in Russia, apparve chiaro che occorreva ricostruire le speranze dell’uomo a partire da un’altra speranza; e Giovanni Paolo II, che nella Polonia comunista era divenuto prete e vescovo, e che da papa aveva sostenuto i movimenti di opposizione al regime totalitario del suo paese, moltiplicò le forze per far conoscere al mondo il messaggio di Cristo. Fu infatti, fin quasi alla fine, pellegrino instancabile in ogni angolo del pianeta.

Guarderemo anche noi a Roma, il 27 aprile; ci sarà molto altro da scoprire, e da rendere grazie”.

*Il prof. Luca Diliberto è docente presso la Scuola Secondaria di I Grado del Leone XIII.

Piscina: i nuovi corsi 2014 – 2015

23 aprile 2014

Piscina-620x465-300x225La direzione della Piscina del Leone XIII ha reso note tutte le attività previste per il prossimo anno scolastico  2014-2015, con i giorni e gli orari di frequenza, i costi e le modalità di iscrizione.

 

Scarica il pieghevole delle attività 2014 – 2015

 

Per tutte le altre informazioni vedi la sezione del nostro sito dedicata alla Piscina.

Il valore del PEG

22 aprile 2014

A distanza di qualche giorno dalla finale nazionale del PEG (clicca qui per saperne di più), ci è giunta la riflessione di due studenti del nostro Liceo Classico, Federico Rosa e Riccardo Rubis Passoni, che, insieme ai loro compagni dello Scientifico, Alice Airoldi, Alessandro Giaj Levra, Tommaso Mercaldo e Gianluca Praderio, hanno vissuto questa esperienza e desiderano farne conoscere il valore ai loro compagni, ai futuri partecipanti e a tutti i visitatori del nostro sito.

I partecipanti alla fase nazionale del PEG a Lignano Sabbiadoro (28/3 - 1/4/2014)

I partecipanti alla fase nazionale del PEG a Lignano Sabbiadoro (28/3 – 1/4/2014)

5 giorni, 120 ragazzi, 20 scuole da tutta Italia, parecchio lavoro, molte amicizie e… tanto divertimento! Questo è il Parlamento Europeo dei Giovani. Era una calda giornata di fine settembre quando il prof. Tenconi ci convocò per prepararci alle risoluzioni dei problemi, proposti dagli stessi vertici del PEG. 5 mesi dopo, 2 risoluzioni più tardi, una volta passati tra le 30 migliori scuole d’Italia, grazie al nostro lavoro e alla guida delle prof.sse Scaglioni e Brivio, eravamo in viaggio per Lignano Sabbiadoro, dove si sarebbero svolte le fasi finali del progetto. Una volta arrivati, il nostro mondo è cambiato.

Durante questi 5 giorni avremmo dovuto lavorare con ragazzi mai visti prima su diverse questioni di carattere socio-economico. Sono bastate 3 ore per capire che quelle persone con cui avevamo appena “giocato” (per i più curiosi, avevamo fatto teambuilding) non sarebbero stati semplicemente dei compagni di commissione, ma dei veri e propri amici. Infatti, se mattina e pomeriggio erano dedicati alla resolution dei problemi a noi assegnati, ogni momento libero era passato a divertirsi e svagarsi, non tanto con i compagni di scuola, ma con i compagni di stanza e commissione.

Nel serrato lavoro quotidiano in commissione, ognuno di noi cresceva, imparava a confrontarsi, acquisiva competenze e fiducia nel gruppo, veniva istruito ad usare il tempo a seconda delle necessità e a comprendere il valore di tutto ciò. Il penultimo giorno si è poi svolta l’Assemblea Generale, durante la quale ogni commissione avrebbe dovuto esporre la propria risoluzione alle altre commissioni, che in seguito avrebbero votato per approvarla o respingerla. “Pain and Torture, you have to suffer”, era solito dire ironicamente Joshua, uno dei Chairperson che ci hanno guidato durante questa esperienza.

Ma il PEG è tutto tranne che sofferenza. Il PEG è amicizia. Il PEG è imparare a relazionarsi. Il PEG è mettersi in discussione. Il PEG è lavorare con gli altri, per gli altri. IL PEG è un’esperienza che ti può cambiare. E dopo 5 giorni…  noi eravamo cambiati, noi eravamo un po’ più grandi e migliori. Oscar Wilde diceva: “Ogni esperienza ha il suo valore” e questa ne ha uno altissimo…

Federico Rosa e Riccardo Rubis Passoni, II Liceo Classico

Così lontano… così vicino!

19 aprile 2014

Carissimi,

rieccomi a voi dopo il periodo di “blackout” comunicativo dovuto al mese di Esercizi Spirituali, che ho terminato due settimane fa.
Ora mi trovo a Mount Isa, una cittadina di minatori e aborigeni in mezzo al deserto del Queensland nordoccidentale. Diciamo che se non ci fossero strade belle ed edifici dignitosi, la sensazione sarebbe decisamente più africana che australiana.

Strada nel deserto australiano

Strada nel deserto australiano

E del resto vi confido la mia principale scoperta dopo tre mesi che vivo qui: l’Australia assomiglia molto di più all’Africa che all’Europa o all’America del Nord. Di fatto, se si osserva la posizione geografica, si vede subito che la fascia occupata dal continente australiano è davvero simile a quella dell’Africa: una piccola parte si trova in zona continentale e una gran parte in zona tropicale. Inoltre, forse non sapete che l’Australia è il continente più arido del mondo, con sterminati chilometri di deserto, seguito dall’Africa. E non lo sapevo neppure io, né potevo immaginarlo finché mi trovavo nelle belle e ricche città situate nei punti più strategici della parte costiera.
Da lì non ci si rende conto di quanto sterminato sia il territorio dell’entroterra, il famoso outback. Trovandomi ora in pieno outback, percepisco l’Australia in modo diverso. Non solo, ma sono in aboriginal land, territorio aborigeno. Inutile dire che la sensazione di Africa a questo punto è decisamente moltiplicata, trovandomi in un posto dove il trenta percento della popolazione è di pelle nera.

Inizio dunque col descrivervi la realtà degli aborigeni: si tratta della popolazione originaria che ha abitato l’Australia da sempre, da quando esiste l’uomo. La loro cultura è antichissima, ma dal 1770  il capitano James Cook, sbarcato in Terra Australis, dichiarò che tale territorio era res nullius e aprì all’appropriazione indiscriminata della regione a favore dei coloni inglesi e poi di altre nazioni europee; così la popolazione aborigena – con la propria cultura – è stata o fisicamente distrutta o confinata in zone sempre più remote, sempre più all’interno, dove la vita è molto dura e l’ambiente molto diverso da quello nativo.

Gli aborigeni vivevano da nomadi, in perfetta integrazione e simbiosi con l’ambiente d’origine: il passaggio alla vita stanziale, nei paesi costruiti sul modello occidentale, ha creato in loro un disorientamento totale, tale per cui non si sono mai adattati alle nuove condizioni di vita. Perciò sono stati sistematicamente esclusi dal sistema di educazione e di formazione alla vita civile occidentale di stampo britannico, salvo qualche rarissima eccezione. Ora, vedendo tanti aborigeni vivere intorno al luogo fisico in cui mi trovo, mi accorgo che essi ci sono ma si aggirano, come ombre sparse, ciondolando nell’attesa che passi la giornata. E’  duro osservarli, ed è anche molto triste. Mi pare che siano una “stirpe estinta”, se fosse lecito usare questo termine di paragone.

Padre Eraldo con i ragazzi della scuola di Mount Isa, che hanno messo in scena la Passione del venerdì santo

Padre Eraldo con i ragazzi della scuola di Mount Isa, che hanno messo in scena la Passione del Venerdì Santo

E qui veniamo alla parrocchia in cui sto vivendo: mi trovo in una parrocchia perché questo è il secondo “grande esperimento” del Terz’anno. Sono stato mandato qui dal mio superiore per aiutare il parroco per un mese, svolgendo il mio servizio sacramentale ed aiutando là dove mi viene richiesto. Credo di essere stato molto fortunato, tra i tanti possibili luoghi di invio dove noi nove terzannisti siamo stati dispersi per questo mese, perché mi trovo in una realtà missionaria eccezionalmente viva, con un parroco “santo”, con parrocchiani generosissimi, in un contesto multietnico.

Qui c’è vita. Ce n’è soprattutto perché il parroco, che risiede a Mount Isa da più di vent’anni, ha saputo essere al servizio di tutti nella cittadina, ha creato una serie di centri di aiuto per gli aborigeni e di supporto ai loro disagi e ha dunque raccolto simpatia, solidarietà e aiuto permanente da tutti come contraccambio di quanto ha saputo mettere in piedi a favore della popolazione locale. In chiesa c’è sempre qualcuno, negli uffici parrocchiali si lavora alacremente, la parrocchia possiede e conduce un liceo con 450 studenti, molto vivo e pieno di attività extrascolastiche. Le Messe sono ben celebrate, con il forte contributo dei laici e un’ottima animazione liturgica. In particolare, la Messa della domenica sera assomiglia molto, per tipo di presenza e animazione musicale, alla nostra.

L’ultima cosa di rilievo che desidero raccontarvi è proprio la città, Mount Isa. Si tratta di una miniera, anzi di due grandi miniere. La città è la miniera. Tre grandi ciminiere si stagliano in mezzo al deserto che si estende per novecento chilometri prima di incontrare altre realtà urbane: Brisbane a sud, Townsville ad est, Darwin a nord, nei famosi “northern territories”, al confine con Timor e con l’Indonesia. E’ impressionante la presenza di questa miniera, è come vivere alle pendici di una montagna. E’ una montagna, nera, imponente, fumante ventiquattr’ore al giorno, tutto l’anno. Alle sue pendici si estende l’abitato, costituito da piccole case ad un piano, una zona di negozi e basta. Non c’è la classica struttura della via principale con intorno i negozi, e men che meno la struttura del paese medievale o della città rinascimentale. Nulla di tutto ciò. E, oltre a questo, non c’è nemmeno la borghesia. Questo fatto determina la realtà di un “paese senza ricchi”.

Vista di Mount Isa con una delle tre ciminiere

Vista di Mount Isa con una delle tre ciminiere

Quasi tutte le famiglie che vivono qui lavorano in miniera. Certo oggi le condizioni di lavoro sono salubri, ma chi si reca ogni giorno alla minerà deve inoltrarsi due chilometri sotto terra, e il turno dura dodici ore. Il turno da dodici ore è molto faticoso, specialmente se si considera che spesso lavorano nella miniera sia il marito sia la moglie, con la conseguenza infausta di avere orari diversi e quindi di non incontrarsi mai. Quando il lavoratore raggiunge l’età della pensione, abitualmente la sua famiglia si trasferisce in città, o comunque sulla costa. Quindi non ci sono i ricchi (i proprietari della miniera non risiedono in loco ma vengono, visitano e vanno), e non ci sono gli anziani. Le poche persone pensionate che ci sono, o sono attive in parrocchia, o vivono nella locale casa di riposo, che ho visitato tante volte in questi pochi giorni.

Il modo di stare al mondo in questo paese è così diverso da ogni altro luogo in precedenza visitato che mi fa riflettere. Mi fa riflettere su come sia possibile che esistano realmente luoghi così “diversi” in un mondo globalizzato: è vero che chi vede la tv a Mount Isa vede gli stessi programmi di chi sta a Milano (o a Sydney, se volete un termine di paragone più vicino), chi va al supermercato a Mount Isa trova gli stessi prodotti, e così via. Eppure qui la vita è diversa, radicalmente diversa. Provate ad immaginarvi cosa voglia dire abitare in un paese senza storia, in mezzo al nulla, senza prospettiva di futuro (quando la miniera sarà esaurita il paese si spopolerà), in condizioni di vita civica simili a quelle garantite dai nostri Stati di diritto, ma sostanzialmente in un posto che è un imbuto della società. Cosa emerge, in una realtà che, sotto l’apparenza di un luogo “civile”, non differisce di tanto da alcune delle grandi favelas dove l’uomo viene sfruttato quasi fosse un “animale da produzione”? Emerge la parrocchia. Sì, perché la parrocchia in questo paese è come una luce, è un centro di irradiazione di vita. Forse ora, dopo che vi ho descritto meglio il luogo dove mi trovo, riuscite a capire perché mi senta così fortunato nel fare questa esperienza in parrocchia, e così felice di sperimentare sulla mia pelle la verità di ciò che papa Francesco sta insistentemente dicendo da mesi: la Chiesa è missione. Ecco, sì lo è, qui veramente lo è, ed io ne sono testimone.

Buona Pasqua!

padre Eraldo

Leone news aprile – maggio 2014

15 aprile 2014

Gentili Famiglie, vi presentiamo i principali appuntamenti dell’ultimo periodo dell’anno scolastico, che mi auguro ricco di soddisfazione per tutti. Disponiamoci intanto a vivere in pienezza la Settimana Santa, con i suoi riti antichi colmi di spiritualità, che ci preparano alla gioia della Resurrezione. Buona Pasqua! Il Rettore

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In diretta gli auguri di Pasqua tra i Collegi

14 aprile 2014

Per la terza volta quest’anno scolastico i Collegi d’Italia e di Albania della Compagnia di Gesù si collegheranno in rete, in questa circostanza per scambiarsi gli auguri di Pasqua.

Ogni scuola presenterà un proprio contributo video o una testimonianza dei ragazzi sul tema “Le croci di noi giovani oggi“.

E’ previsto un collegamento speciale con Sighet, in Romania, dove operano i volontari della Lega Missionaria.

Il messaggio degli auguri sarà affidato a padre Vitangelo Denora S.I., presidente della Fondazione Gesuiti Educazione.

Per la prima volta sarà possibile per tutti seguire l’hangout in diretta. SEGUI LA DIRETTA

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