Pellegrini nel nome di Sant’Ignazio

5 maggio 2014
Di ritorno dal pellegrinaggio con i giovani ignaziani (pellegrinaggioignaziano2014.it) da Roma a L’Aquila, che li ha visti impegnati da giovedì 1 a domenica 4 maggio, i protagonisti ci raccontano la loro esperienza:

“Non sapevamo esattamente a cosa stessimo andando incontro, eravamo armati dello zaino (e quante discussioni su cosa portare, come alleggerirlo, a cosa si poteva rinunciare e a cosa no?) e della nostra amicizia, soprattutto eravamo desiderosi di tornare cambiati, con qualche spunto per la nostra vita quotidiana.

I pellegrini del Leone. Da sin: prof.ssa Vera Bondi, Edoardo Quai, Federico Raspa. Alessandro Molteni, Carlotta Sala

I pellegrini del Leone. Da sin: prof.ssa Vera Bondi, Edoardo Quai, Federico Raspa, Alessandro Molteni, Carlotta Sala

Per la prima volta partecipavamo a una proposta nazionale di giovani impegnati in un percorso di spiritualità ignaziana fuori dalla rete delle scuole ed è stato un contesto che ci ha sorpresi e aiutati: tutti i partecipanti avevano desiderio di condividere, erano disponibili anche fra sconosciuti a mettersi in gioco in profondità, a raccontare la propria esperienza di fede; in continuazione eravamo stimolati a conoscere persone nuove e a confrontarci a due o a tre sui temi di preghiera e di vita dati, oltre ad essere dentro un gruppo con cui abbiamo condiviso molto lungo tutti i quattro giorni. Questa è stata la base per compiere ogni passo, senza dimenticare la presenza dei molti giovani Gesuiti che hanno guidato l’esperienza.

Prima di cominciare a camminare, abbiamo eseguito l’antico rito della vestizione: padre Jean Paul ci ha detto che il vestito del pellegrino simboleggia quello che egli decide di portarsi dietro (e il nostro pensiero è subito tornato ai chili del nostro zaino…), il limite del nostro corpo, ma contemporaneamente ciò a cui siamo chiamati. Questo abbrivio ha segnato il passo: tutto il cammino infatti ha avuto come spunto di riflessione il potere rivivificante del rapporto con Dio, che vince tutte le nostre paure e le nostre morti.

In questo senso, il pellegrinaggio aveva come meta finale la città dell’Aquila. Racconta Carlotta:

La cosa che mi ha sconvolto di più è stato vedere la città ferita dal terremoto, tutto ricorda quel momento, sembra che tutto giri attorno a quello: ma allora come fanno a ripartire? Si, il paesaggio è impressionante, è dominato dalle gru che svettano sopra tutto il centro storico. Quando abbiamo vissuto il momento conclusivo della preghiera sulla piazza principale si è avvicinato un signore che ci ha ringraziato perché l’ultimo ricordo che aveva di persone sedute nella piazza risaliva alla notte del terremoto ed ora non è più così.

Alla fine di questo cammino, torniamo nel grande cammino della vita: a noi è nato il desiderio di continuare il percorso. A scuola, attraverso i mercoledì pomeriggio e la vacanza a Gressoney, ma anche prendendo in considerazione le proposte del Cenag (Centro Nazionale di Apostolato Giovanile dei Gesuiti Italiani), dai campi missionari della Lega alle settimane formative. Ci piacerebbe che molti altri nostri compagni avessero questa possibilità, perché è affrontando insieme le provocazioni della vita che si riesce a guardarle, a crescerci dentro, senza doverle fuggire.

Vi aspettiamo!”

Alessandro Molteni, Edoardo Quai, Federico Raspa, Carlotta Sala, prof.ssa Vera Bondi.

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