Chi è il mio prossimo?

13 ottobre 2015

Obiettivo primario della nostra attività educativa è oggi quello di formare uomini e donne per gli altri; uomini e donne che non vivano per sé, ma per Dio e il suo Cristo, l’Uomo-Dio che è morto e risorto per tutto il mondo. Uomini e donne per gli altri, incapaci di concepire un amore per Dio che non includa amore per l’ultimo dei loro fratelli; un amore efficace, che abbia come primo postulato la giustizia, unica garanzia che il nostro amore di Dio non sia una farsa (dalle Caratteristiche dell’attività educativa della Compagnia di Gesù)

E’ questa la cornice, e non potrebbe essere altra, utilizzata per preparare e vivere l’VIII giornata di lancio delle attività di Volontariato, svoltasi il 5 ottobre presso il nostro Istituto. La novità di quest’anno è legata al desiderio di voler comunicare ai ragazzi, soprattutto del Biennio dei Licei, il valore e l’importanza di svolgere un’attività di volontariato.

L’educazione ignaziana deve, infatti, aiutare gli studenti a comprendere che i talenti sono doni da sviluppare non per la propria soddisfazione o per il proprio profitto personale, ma piuttosto, con l’aiuto di Dio, per il bene comune della comunità umana.

Io condivido

Io condivido

E dunque il volontariato diventa l’occasione per incoraggiare i ragazzi a mettere i loro doni a servizio degli altri. Questo dovrebbe favorire lo svolgimento di attività che siano sempre più slegate da logiche utilitaristiche al punto da trasformarsi, tutte, in una vera e propria scuola di educazione al servizio in cui i ragazzi, aprendosi sempre più al mondo, ne scoprono le fragilità, le contraddizioni e i paradossi.

Risuona qui la domanda posta a Gesù dal dottore della legge: Chi è il mio prossimo?

La risposta di Gesù si articola nella narrazione della parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 25-37) in cui arriviamo a scoprire che “prossimo” si diventa quando mi faccio “vicino” all’altro. “Prossimo” non è però solo l’altro. “Prossimo” è colui che sa farsi “prossimo”. In questo modo è possibile superare la visione dell’amore/compassione come riconoscenza, come risposta, come “dovere”, come do ut des.

Un’esperienza di servizio svolta durante gli anni del liceo può consentire ai nostri ragazzi di poter esprimere un’opzione preferenziale soprattutto per i poveri. Cioè verso coloro che sono senza mezzi economici, handicappati, emarginati e a quanti non possono godere di una esistenza pienamente rispettosa della dignità dell’uomo.

In questo senso il volontariato non è qualcosa che si aggiunge alle tante attività già svolte dagli studenti, ma, al contrario, è qualcosa che dà completezza alla loro formazione, rendendoli uomini credibili e capaci di prendersi cura degli altri. Quanto più si è consapevoli e coinvolti nei gravi problemi che affliggono il nostro tempo, tanto più sarà possibile impegnarsi nella costruzione di un nuovo tipo di società.

Come gesuita ed educatore all’interno del Leone XIII non smetto di coltivare questo sogno e se chiudo gli occhi e provo a fantasticare mi piace pensare che l’identikit dei nostri ragazzi sia sempre più affine a quello del Buon Samaritano che è capace di vedere, di accorgersi, di accogliere, con un cuore libero. Ma sa anche vincere le paure e si sa mettere in discussione. E’ disponibile a cambiar strada, ma è disponibile anche a perdere il suo tempo. Offre senza pensarci ciò che possiede ed è generoso economicamente. Offre tutto con gratuità e si fa carico dell’altro, fino alla fine.

Padre Mariano Iacobellis S.I.

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