Un ricordo del prof. Buonamico

23 novembre 2015

Il professor Roberto Buonamico, ex alunno ed ex docente della nostra Secondaria di I Grado, è morto improvvisamente a settant’anni, lo scorso 19 novembre. La notizia, condivisa tra noi colleghi che lo abbiamo conosciuto,  ha colpito e intristito. Seppure ormai da tempo lontano dalle aule, in tanti ricordano il suo lavoro e la sua passione, anche se i rapporti negli ultimi anni si erano di molto rarefatti, a causa di condizioni di salute spesso assai critiche.

Prof. Roberto BuonamicoMa ci piace richiamare ai tanti che lo hanno conosciuto, nella sua lunga appartenenza a questa scuola, il suo stile, certamente  non ordinario, ed una azione educativa spesso spiazzante, che era sostenuta però da uno sguardo lungimirante, capace di proporre e di portare avanti iniziative pionieristiche, che solo ora forse cogliamo nella loro  intelligenza didattica, nella capacità di guardare avanti.

A lui si deve ad esempio la percezione di investire, con anticipo sui tempi, in percorsi e strutture da inserire nel piano formativo dei ragazzi, come una prima aula di conversazione inglese ed un primo laboratorio di informatica, che adesso diamo quasi per scontati. O come anche l’organizzazione di iniziative extra scolastiche estive di qualità (ad esempio, i soggiorni di studio in lingua inglese a Nava) che sono mano a mano diventati attenzioni usuali negli anni più vicini a noi.

Sarebbe bello (ed anche divertente…) poter raccontare della sua relazione con le classi: quella di un docente in apparenza burbero e brillante, magari ironico, eppure capace di connettersi con le generazioni che si sono succedute in maniera immediata, senza filtri e senza bambinaggini. Ecco, forse la cifra del suo insegnare sta nel suo modo di trattare ogni alunno “da grande”; insieme a questo, la volontà di cogliere anche in quelli meno in riga (soprattutto in quelli) cose buone, possibilità di sempre migliorare.

Nel corso della cerimonia funebre svoltasi nella chiesa di San Giovanni in Laterano a Milano, il suo primogenito Carlo ne ha ricordato i tratti umani, il suo essere padre paziente e tenero. E lo ringraziava, tra le altre cose, per “avergli insegnato a sciare, mettendolo subito sulla pista più difficile”. Così, spesso, faceva anche con i suoi studenti: nessun preambolo, nessuna lungaggine; invece, un messaggio chiaro e forte. Perché sapeva (e sapeva spiegare) che solo puntando in alto, solo scommettendo sulle capacità anche nascoste, si ottengono grandi risultati. È una lezione valida anche oggi, valida sempre. Ciao, Roberto, e grazie!

Prof. Luca Diliberto
Scuola Secondaria di I Grado

Bacheca Download