Passeggiando tra i resti di un mondo antico

25 marzo 2016

Napoli, Pompei e quella gita che non ci scorderemo mai

Il presente mette il mondo nelle nostre mani. Le informazioni corrono veloci, una fotografia scattata a Londra può raggiungere in un click le spiagge di Miami o le strade di Tokyo. Tutto si vede e si riproduce un’infinità di volte.

E proprio quando il tempo corre più veloce di noi e la vita sembra sfuggirci come sabbia dalle mani, una gita a Napoli e dintorni è quello che ci vuole.

E infatti, noi ragazzi di I, III e IV Liceo Classico del Leone XIII, accompagnati dai professori Campanini, Cocuzza, Sgarella e da padre Mariano, siamo partiti per un viaggio di quattro giorni a Napoli (8-11/3), una delle città più antiche d’Europa, che in quasi tremila anni ha passato momenti di autentico splendore ed altri di profondo declino.

Andare a Napoli significa compiere un viaggio nel tempo.

Il Museo Archeologico, con i suoi mosaici ritrovati a Pompei, ci offre una finestra elegante sul mondo antico. Il Gabinetto Segreto ci regala uno sguardo intimo sulla vita quotidiana dei nostri vecchi, eppure attuali, antenati Greci a cui dobbiamo così tanto.

Le rovine di Pompei

Le rovine di Pompei

La teatralità di Napoli, il caos orientale delle sue strade, l’architettura talvolta fatiscente di ogni palazzo ed ogni piazza che ha avuto inizio sempre con loro, con gli antichi Greci… Gli specchi dorati e gli stupendi dipinti della Belle Époque del Gran Caffè Gambrinus mentre si gusta il caffè nocciolato -suggerito da Padre Mariano, grande conoscitore del luogo… Napoli è questo e molto di più. È un luogo in cui si combinano i sensi, gli odori, i sapori, i profumi, i rumori e i suoni.

E, come se tutto questo non bastasse, sotto una fitta pioggia che ci ha ricordato il diluvio universale che Zeus decise di scatenare sul mondo nell’Età del Bronzo, come ci viene raccontato nel mito di Deucalione e Pirra, ci siamo recati al sito archeologico più visitato, studiato e conosciuto al mondo: Pompei. 

Immobili come i calchi dei Pompeiani di duemila anni fa abbiamo respirato il fascino antico di questo celebre sito archeologico. Abbiamo quindi calpestato le strade, i vicoli, le piazze, siamo entrati nelle domus e nelle terme, abbiamo contemplato gli affreschi della città sepolta.

Pompei, un luogo in cui il tempo si è fermato, per sempre… le  pietre che si calpestano sembrano prendere vita e raccontarci la loro storia, la nostra Storia… e se da un lato emerge la bellezza di un luogo che ha vinto il tempo e la natura,  dall’altro è evidente la sua fragilità, quella delle cose umane e di Pompei stessa. La miracolosa sopravvivenza delle abitazioni rinnova e alimenta un colloquio sempre più intimo e personale tra gli antichi e noi.

La sera ci siamo divertiti, perché in fin dei conti era pur sempre una gita, la nostra gita.

E in tutto questo, tra le antiche rovine di una città sepolta ed  il reticolo di vie colorate che è Napoli, inconsapevolmente, ci siamo resi conto di cosa significhi davvero fare il Liceo Classico, ossia camminare con la consapevolezza che quei vicoli, un tempo, li ha percorsi anche Augusto; emozionarsi davanti ad una statua di Policleto; ma soprattutto, apprezzare qualcosa che chi non ha frequentato il Liceo Classico, a nostro giudizio, non può sapere né provare. Perché d’altronde, si sa, la cultura è ciò che rimane quando si è dimenticato tutto (Burrhus F. Skinner).

Jacopo Bassi I Liceo Classico
Alessia Colussi III Liceo Classico
Alessandro Rubini IV Liceo Classico

Bacheca Download