Le Terze Liceo lungo la Via Francigena

21 settembre 2016

La lezioni a scuola sono cominciate da pochi giorni e già due classi del Terzo anno dei Licei (3 Classico e 3 Scientifico B) da lunedì 19 a sabato 24 settembre sono impegnate in speciali lezioni fuori aula, camminando lungo un tratto molto suggestivo della storica Via Francigena.

L’inizio del Triennio segna un cambio di passo, anche una certa fatica. E’ necessario che il gruppo sia unito.

Zaino in spalla, al ritmo di 25-30 chilometri al giorno, gli impavidi pellegrini, accompagnati da padre Diego e dalle professoresse Capello e Muzzio, da Lucca si stanno avvicinando a Siena, passando per località incantevoli come San Miniato e Rocca Val d’Elsa.

Le Terze Scientifico A e C parteciperanno alla medesima esperienza la settimana successiva.

Abbiamo ricevuto il simpatico e immaginifico resoconto di uno di questi pellegrini, Alessandro, di III Liceo Classico. Tra le righe il lettore può cogliere il senso di questo cammino per chi lo percorre…

Diario serale del 20 settembre:

Saliti sul pullman per la densa Lucca toscana, un’aria infiammata di curiosità di sapere, sogni ancora sfumati dalle vaghe e bizzarre fantasie, fervore concitato permeavano l’atmosfera ancora tepente.

Si poneva, in modo personale e condiviso tra le menti sorelle, come spesso accade, quello che è l’ascoso e arduo a comprendere appieno significato ed obiettivo del viaggio fisico e spirituale proposto.

La semplicità delle sistemazioni, il sentimento difficile e bello del vivere con, in mezzo, per gli altri, che completano la nostra esperienza, esplode silenzioso, nel porre parziale rimedio al nostro obiettivo.

Siamo partiti alle 7 di martedì 20 settembre, carichi e quasi schiacciati da quel peso che trascineremo come giogo infernale sino all’arrivo, lo zaino. Quello zaino che contiene tutto ciò che impila i mattoni del nostro viaggio, pesanti, ma fondanti per ogni pellegrino che incede stanco e vivo.

Quando si inizia a camminare, si comincia a chiedersi insistentemente quanto manca alla sosta successiva, si respira la bellezza del Creato, si sciacqua con quella borraccia piena il sudore del compagno sfinito e vivo.

Forse ci si pone un disegno finito, che turba nella sua impossibilità, quando le nuvole spennellate azzurre, la brezza verdicante e i prati gialli di sole ventosi si tessono infiniti davanti agli occhi infiammati d’esistenza del singolo viaggiatore.

Si piangono, con i compagni che rosseggiano, lo sguardo di fatica finente, le ultime luci, le salite che vogliono concludere l’epurante cammino sfumato. Il sole che abbandona tacendo il mondo, triste, dando spazio alla notte, dietro i colli stesi e pinti, irsuti o dolci, rosei o aurati. Che compenetrano nutrendo lo spirito rinvigorito.

Forse si capisce che quei sentieri poco pervi che si scala alacri, un tantino spavaldi e rabbiosi, sono quelle domande sull’essere, lunghe e difficili. Che si spera risposte ad esse si profilino, concrete ed astratte che siano, nel tessuto scucito della vita. Ma nella loro lontana vaghezza  -si accumulano i chilometri di sudore spietato- si mostreranno solo a quello che, come il pellegrino marciante, continua a scalarle solerte.

Alessandro Tagietti
III Liceo Classico

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