Incontrare il mondo su una collina inglese

22 giugno 2017
I Leoniani al Mount St.Mary's College - programma Integration 2017

I Leoniani al Mount St. Mary’s College – programma di integration 2017

Dal 4 al 17 giugno un gruppo di 17 studenti delle classi Prime e Seconde dei Licei, accompagnati dai professori Paolo Biscardini e Marta Alvarez, ha preso parte al programma di integration organizzato dal Mount St Mary’s College, una scuola dei Gesuiti vicino a Sheffield, in Inghilterra.

A un primo sguardo questo programma potrebbe sembrare uno dei tanti offerti per imparare la lingua e, tuttavia, considerare questa esperienza alla stregua di una semplice vacanza studio sarebbe ingiusto.

Anziché frequentare corsi di inglese per stranieri, ai ragazzi viene chiesto di immergersi appieno nella comunità scolastica, seguendo le lezioni del regolare programma curricolare e condividendo con gli studenti della scuola la quotidianità  della vita in collegio.

Gli inizi, come si poteva prevedere, non sono stati particolarmente facili. D’altra parte, l’incontro con una realtà diversa dalla propria non lo è mai. Arrivare a Spinkhill – questo il nome del paese dove si trova il Mount – è, per molti versi, un’esperienza sorprendente. Colpisce, prima di tutto, l’isolamento fisico della scuola, un complesso di edifici che svetta in cima a un meraviglioso paesaggio di campi e colline sconfinati.

Arrivando sembra quindi di essere finiti fuori dal mondo, un’impressione che ben presto lascia spazio al sospetto che in realtà si sia venuti per incontrare il mondo. La variegata comunità del Mount è, infatti, formata da ragazzi provenienti dai cinque continenti: non mancano ovviamente gli Inglesi, ma ci sono anche Messicani, Nigeriani, Spagnoli, Australiani, Francesi... l’elenco delle nazioni presenti nelle aule e negli alloggi è davvero interminabile.

Lo sport unisce!

Lo sport unisce!

Che dire poi della lingua? L’inglese è certamente l’idioma che ci permette di comunicare con l’altro, ma quanta fatica! Alla difficoltà delle tanti varianti che si sentono lungo gli sterminati corridoi del Mount, si aggiunge pure il problema del gergo. “Ma chi sono i Mountaineers?”, “Dove bisogna andare quando sul programma c’è scritto un enigmatico shrine?”, “Come mai da queste parti le classi non vengono chiamate numericamente, ma con nomi quali Rudiments, Grammar, Syntax e Rethoric?”. Gli interrogativi sembrano non finire mai e pure, con il passare delle giornate, ci si sente sempre più a casa. Nelle aule come sull’Astroturf (nel gergo appunto del Mount, campo di erba sintetica davanti al dormitorio dei maschi), non abbiamo soltanto giocato a calcio e a tennis, ma abbiamo anche superato barriere culturali che all’inizio sembravano insormontabili e spesso abbiamo fatto amicizie che, chissà, potranno consolidarsi nel tempo.

Forse più che di un programma di integration in senso stretto, sarebbe più corretto parlare di un percorso di crescita in senso lato: linguistica, culturale e soprattutto umana. Dalle due settimane trascorse al Mount è probabile che i nostri ragazzi abbiano colto aspetti diversi. Alcuni forse saranno rimasti colpiti da un modello diverso di scuola. Altri invece avranno imparato l’importanza del rispetto delle regole, per quanto queste a volte ci possano sembrare incomprensibili, oppure si saranno portati a casa il ricordo delle risate fate davanti ai toast del tuck shop. Sicuramente resterà nella memoria di tutti il difficile, per alcuni forse persino traumatico, rito della consegna notturna dei telefoni agli house parents. In ogni caso questa esperienza avrà aiutato tutti a capire che allontanarsi dai propri confini può non essere facile, ma sicuramente è arricchente. E li avrà aiutati, in definitiva, a maturare.

Prof.ssa Marta Álvarez
Scuola Secondaria di II Grado

Leggi l’intervista a due delle protagoniste del programma integration al Mount St Mary’s College su leOnline, il giornalino degli studenti del Leone

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