“Sentire e gustare le cose internamente”

8 febbraio 2018

Anche quest’anno il nostro Istituto ha partecipato all’iniziativa degli Esercizi Spirituali secondo il metodo di S. Ignazio, offerta pedagogica-spirituale per gli alunni dell’ultima classe dei Licei.

L’iniziativa – guidata da padre Salvo Collura SJ, responsabile della Pastorale della Rete dei Collegi ignaziani d’Italia, Malta e Albania – ha riguardato 38 studenti provenienti dagli Istituti di Messina, Milano, Palermo, Roma e Torino, che si sono ritrovati presso la Casa Generalizia dei Padri Passionisti in Roma, dal 19 al 22 gennaio.

I ragazzi sono stati aiutati ad entrare nei testi proposti dal padre Francesco Tata SJ e dallo scolastico Leonardo Angius SJ e a rileggere poco per volta il quadro delle loro relazioni e lo specifico della loro identità.

Per il Leone erano presenti gli studenti Alessia Colussi, Giulia Barbieri, Silvia Gianni, Vittorio De Carolis di V Liceo Classico e Sara Musto di V Liceo Scientifico A, accompagnati da Lorenzo Pellegrinelli, prezioso collaboratore nelle attività della Pastorale del Leone XIII.

Gli studenti del Leone all’arrivo a Roma. Da sin. Sara, Alessia, Giulia, Silvia e Vittorio

Gli studenti del Leone all’arrivo a Roma. Da sin. Sara, Alessia, Giulia, Silvia e Vittorio

Al termine del ciclo di studi occasioni come questa sono luogo specialissimo di bilancio e di slancio, di sintesi e riorientamento esistenziale.

A testimonianza del valore degli Esercizi nel cammino di formazione umana e spirituale dei nostri ragazzi, riportiamo qui sotto alcune considerazioni espresse dai partecipanti al rientro da Roma:

[…] Il silenzio e l’isolamento hanno nutrito la mia anima. E più silenzio mi imponevo, più gli affetti disordinati del mio cuore trovavano ordine e priorità. Il magma interiore di ogni giovane pronto a fare il salto nel mondo degli adulti, quel misto di sogni, obblighi, desideri, inesperienza, tutto veniva osservato. Ogni voce dell’interiorità poteva essere ascoltata, soprattutto grazie all’aiuto di donne e uomini straordinari che costituivano il nostro ossigeno nell’oceano scomposto della meditazione. I testi biblici diventavano storie che parlavano di noi, di ognuno di noi. Lo scandalo di Gesù scardinava lentamente gli imperativi impostici e lentamente affiorava la nostra più timida e fragile essenza.

Finita l’esperienza non finivano certo le mille luminose domande della mia giovane età, ma avevo la bussola giusta in mano per orientarmi. Mettere a tacere cosa volevano gli altri mi ha fatto sentire cosa volevo io. Non è stata un’esperienza facile ma decisamente meravigliosa.

Ringrazio di cuore le persone speciali che mi hanno guidata e consiglio vivamente questa illuminante opportunità. In fondo la vita vera è fatta di cose belle, non di cose facili.     Sara

Ho deciso di partecipare agli Esercizi Spirituali senza particolari aspettative, semplicemente perché sentivo il bisogno di staccare per un po’ dalla vita frenetica di tutti i giorni e passare un tempo a riflettere tranquillamente. “Tranquillamente” non è la parola che userei ora per descrivere gli Esercizi: nonostante da fuori sembrino quattro semplici giorni, magari noiosi, di preghiera e meditazione, per chi li vive sono un’esperienza molto forte.

Cercare di scoprire la propria interiorità è difficile: ci sono momenti in cui si perde la pazienza perché non ci si riesce a concentrare, altri in cui si è soddisfatti perché si è scoperto un pezzettino in più di sé, altri in cui si intravvedono debolezze che preferiremmo tenere nascoste e ci viene paura, altri ancora in cui prendiamo coraggio e affrontiamo la paura, che poi siamo noi stessi. Tutti questi momenti, con gli ostacoli, le difficoltà e i limiti che ci bloccano, mi hanno permesso di scoprire qualcosa in più su me stessa, una conoscenza di cui spesso sottovalutiamo l’importanza, ma che per me si è rivelata fondamentale, soprattutto nell’ottica di un passaggio cruciale come quello dal liceo all’università. Vorrei sottolineare che per vivere gli Esercizi non è necessario essere credenti perché l’importanza di conoscere se stessi era già espressa nella massima Delfica: “γνῶθι σαυτόν”  (conosci te stesso).    Giulia

Un’esperienza segnante, significativa, determinante, che non può essere descritta a parole, ma occorre viverla per essere in grado di comprenderne il valore.

38 ragazzi provenienti dagli istituti gesuiti di tutta Italia riuniti in una Casa di Esercizi Spirituali a Roma, in completo isolamento per quattro giorni, nell’immenso giardino idilliaco che si affaccia sull’imponenza del Colosseo. Sembrerebbe perfetto per prendersi una pausa dallo studio e potersi finalmente rilassare, ma la fatica ha svolto un ruolo fondamentale e sicuramente sentito in quest’esperienza. La fatica di dire sì alla proposta degli esercizi spirituali: non si tratta semplicemente dello sforzo nel seguire il rigore vincolante del metodo ignaziano, ma della fatica di viverlo scontrandosi con gli spunti che ci sono stati proposti, acquistando una consapevolezza di noi stessi e della realtà, tra duri colpi al cuore, momenti di insanabile confusione e istanti di immensa gratitudine, gioia.

Tuttavia non sono stati solamente giorni di reclusione e preghiera: abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio alcuni ragazzi degli altri istituti, già incontrati in Russia, confrontando i nostri pensieri, le nostre esperienze, infrangendo la regola del silenzio e vivendo assieme un’esperienza che, se affrontata con impegno e motivazione, può sicuramente portare a una propria crescita. Sta a ognuno sfruttare quest’unica occasione nella maniera migliore.   Silvia

Proprio quando la fatica degli Esercizi iniziava a prendere il sopravvento ho fatto una passeggiata nel meraviglioso giardino della villa …  e mi sono ritrovata davanti al Colosseo.

Guardando Roma dall’alto vedevo la frenesia della vita sotto di me, mentre io ero lì, da sola, calma, in silenzio.

E proprio in quell’istante, qualcosa è scattato. Mi sono rasserenata e, capendo che tutto accade per una ragione e che ogni momento difficile genera qualcosa di positivo, mi sono convinta che andrà tutto bene.  Alessia

[…] E’ stato nella sera di sabato che è subentrato il fattore che ha reso i miei Esercizi Spirituali particolari a dir poco: ho cominciato infatti ad avvertire la febbre e presto questa è diventata molto alta. Ho passato dunque i restanti due giorni a letto in una stanza di convento bagnato dal sole che filtrava dalla finestra e dai sudori della febbre, ma non per questo ho voluto abbandonare la ricerca che mi aveva spinto ad andare fino a Roma.

Da solo in quella stanza ho cercato Dio, forse non secondo il rigore degli esercizi di sant’Ignazio, ma sicuramente in modo autentico. Forse in quella stanzetta Dio c’era ma di sicuro era negli occhi delle persone che mi hanno aiutato amorevolmente. In particolare mi ha colpito molto un padre gesuita che, entrato nella mia camera mentre dormivo, per controllare che non ci fosse nessuno a seguito dell’appello, vedendomi malato sul letto non ha reagito come avrebbe fatto più tardi la cameriera, scusandosi per il disturbo e allontanandosi, ma si è avvicinato decisamente al letto e subito mi ha posto una mano sulla fronte per sentirmi la febbre; mi è parso un gesto così naturale e amorevole che ho capito cosa dovesse significare per lui il servizio.

Poco prima che ce ne andassimo è passato a salutarmi il sacerdote che guidava gli Esercizi, padre Salvo, del quale avevo in verità buona stima ma nessuna conoscenza personale, avendo scambiato con lui poche parole. Mi ha abbracciato ed era veramente dispiaciuto della mia impossibilità a partecipare pienamente al ritiro.

Il viaggio di ritorno è stato molto lungo e arrivato a casa avevo 40 di febbre.

Auguro a tutti di partecipare a un ritiro di questo genere e di passarlo meglio di quanto ho potuto fare io, che tuttavia l’ho molto apprezzato e ne conservo un ricordo piacevole.  Vittorio

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