Un doloroso rientro
Gennaio 8, 2026 Categoria: News, Home pageNon è stato facile rientrare a scuola dopo la pausa natalizia. Troppo forte ancora il dolore per le giovani vite spezzate a Crans-Montana. Giovani, studenti, ragazze e ragazzi così simili agli studenti che come comunità educante incontriamo ogni giorno. Figli nostri anch’essi, scomparsi in modo tragico nel cuore delle feste più dolci, in un paesaggio innevato da fiaba.
Non è stato facile rientrare a scuola, ma pure, era quello di cui più avevamo bisogno. Il bisogno di ritrovarci, di stringerci assieme, di accogliere gli sguardi dei nostri giovani, di condividere la loro sofferenza verso coetanei sconosciuti, o conosciuti magari solo di vista, ma avvertiti fin da subito come parte di loro, parte di un tutto, di una generazione, di una città.
Come una parte di noi stessi.
Mentre il sole tramonta dolce sul Leone, e nei campi risuonano i rimbalzi del pallone da basket, le urla del gioco, le incitazioni delle attività sportive che sono riprese, il pensiero di questi ragazzi resta con noi.
Dopo il minuto di silenzio di ieri, mercoledì 7 gennaio, che ha unito tutte le scuole di Italia nella commemorazione e nel ricordo, ci siamo così ritrovati anche oggi nella Chiesa dell’Istituto per un momento di preghiera, accogliendo l’accorata richiesta giunta nei giorni scorsi da parte degli studenti dei Licei.
Si è trattato di un tempo di libera partecipazione, prima dell’inizio delle lezioni, che ha visto però la presenza di tantissimi ragazzi e dei loro docenti, fino a gremire tutta la chiesa.
Profondo il clima di commozione che ha investito tutti i presenti nell’ascoltare i pensieri e le condivisioni degli studenti, alcuni dei quali amici e conoscenti diretti dei giovani colpiti dal tragico evento. Ne riportiamo qui in calce due tra le tante.
Siamo di fronte ad un fatto così enorme e così terribile nella sua dinamica e nelle sue conseguenze da tracciare una linea nelle coscienze di tutti, un “prima” e un “poi”.
Questo dolore, e questa consapevolezza, ci interrogano anche come adulti, spingendoci a reclamare con forza un mondo più sicuro per i nostri giovani, luoghi in cui essi possano crescere con serenità senza rischiare la loro vita e la loro salute.
Con un sentimento di vicinanza ai famigliari per l’immenso dolore di questa grave perdita, e a tutti i giovani che oggi hanno condiviso il loro cordoglio e la loro profonda umanità, ci raccogliamo in preghiera per tutte le giovani vite spezzate e per chi si trova ora ferito nel corpo e nell’anima.
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Buongiorno a tutti,
quale rappresentante di istituto, ringrazio la direzione per averci concesso questo momento di commemorazione per ricordare il tragico episodio.
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Il fuoco, l’esplosione, la morte, il vuoto.
Ci fermiamo un momento, nel silenzio e nella preghiera, per ricordare le giovani vite spezzate troppo presto e i feriti ancora sofferenti.
Loro sono parte di noi e noi soffriamo con loro.
Quanto è accaduto è una vicenda inaccettabile, troppo grande e troppo ingiusta, che ci lascia sgomenti e ci interroga come singoli e come comunità.
La vita, i sogni, i progetti, tutto svanito in un attimo.
Davanti al dolore non abbiamo parole, non esistono risposte, ma possiamo scegliere e scegliamo di essere testimoni di amore e di speranza. Testimoni di vite che non possono essere dimenticate.
Affidiamo al Signore chi non c’è più, la sofferenza delle famiglie, degli amici e di tutti coloro che portano ferite visibili e invisibili. Affidiamo al Signore la strage degli innocenti.
Sentite e affettuose condoglianze a tutti coloro che sono coinvolti, siamo particolarmente vicini a Cesare e a tutta la famiglia Costanzo a cui va il nostro conforto più grande.
𝘓𝘶𝘥𝘰𝘷𝘪𝘤𝘢
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Abbiamo letto, scritto, visto immagini di persone.
Numeri. Nomi. Età.
Ma ancora oggi nulla di tutto questo riesce davvero a farci capire cosa è successo.
Perché quando una tragedia colpisce dei ragazzi, persone della nostra età, qualcosa dentro di noi si incrina e si spezza.
All’improvviso non è più “una notizia”.
È una possibilità.
È una paura.
È la consapevolezza che la vita, che noi diamo per scontata, può spezzarsi in un attimo.
In un momento si era lì per festeggiare, ridere, stare insieme.
Nel momento dopo è il fuoco, il panico, il dolore. E poi il silenzio.
Ospedali. Attese. Messaggi che non arrivano.
Famiglie che aspettano una risposta che nessuno vorrebbe mai ricevere.
E in tutto questo, il mondo va avanti.
I social continuano a scorrere.
Le notizie cambiano.
Ma per chi ha perso un figlio, un fratello, una sorella, un amico… il tempo si è fermato.
Questi ragazzi non sono solo vittime di una tragedia.
Erano sogni.
Erano progetti.
Erano risate, caratteri, amori, amicizie.
Erano qualcuno.
E ciò che fa più male e ci rende persi e sgomenti è che potevamo essere noi.
Potevamo essere noi in quel bar.
Noi a fare una storia su Instagram.
Noi a dire “ci vediamo dopo”.
Noi a non tornare più.
Questa tragedia ci lascia qualcosa di duro da accettare, ma importante da capire.
Ci insegna che non siamo invincibili.
Che non siamo “troppo giovani” perché qualcosa di grave possa accadere.
Che basta un attimo perché tutto cambi.
Ci insegna che la vita non va rimandata.
Che gli abbracci non sono mai banali.
Che le parole “ti voglio bene” non sono mai troppe.
Che i messaggi non inviati e le chiamate non fatte possono diventare rimpianti.
Ci insegna anche che dietro ogni numero c’è una famiglia distrutta,
un posto vuoto a tavola,
una stanza che nessuno sa più come aprire.
E forse la cosa più importante che ci insegna è questa:
che dobbiamo prenderci più cura gli uni degli altri.
Essere più presenti.
Più attenti.
Più umani.
La vita non è garantita.
Non è scontata.
Non è infinita.
Ma proprio per questo è preziosa. Difficile da capire per noi, disumano impararlo così.
E oggi, qui, non siamo solo per piangere chi non c’è più e per chi ancora è in pericolo o la sua vita sarà segnata per sempre.
Siamo qui per promettere alle loro famiglie e noi stessi che quelle vite non saranno dimenticate.
Che non diventeranno solo una notizia archiviata.
Che resteranno nella memoria di chi li ha conosciuti ma anche di chi, come noi, oggi li piange.
Che il loro ricordo ci deve rendere più attenti, più umani, più capaci di volerci bene davvero.
Perché nessuno dovrebbe andarsene così.
E nessuno dovrebbe essere dimenticato.
𝘎𝘳𝘦𝘨𝘰𝘳𝘪𝘰



