Reportage dalla Cina

6 novembre 2012

Riceviamo da Pechino gli appunti di viaggio di padre Eraldo Cacchione che, insieme ad altri padri Gesuiti  e docenti, accompagna i 240 ragazzi delle maturità dei Collegi d’Italia dei Gesuiti nel loro viaggio di istruzione di fine ciclo.

Grattacieli intorno all’albergo

“Siamo arrivati a Pechino sotto una nevicata eccezionale. Com’è questa città? Enorme, estesa, grattacieli dietro grattacieli, da far impallidire New York per estensione. Attraversi un incrocio, su di una arteria centrale a quattro corsie per carreggiata, e scorgi una prospettiva con altrettante linee di grattacieli a nord, ovest, est e sud. Continui e pensi che all’incrocio seguente sia diverso e invece no, è lo stesso. La città non finisce mai. Della parte antica di Pechino restano alcuni tratti della cinta muraria della dinastia Ming, alcune porte o torri, e poco altro, perché in Cina non si amano le cose del passato, e soprattutto perché si costruiva in legno e di conseguenza le case bruciavano. Restano alcuni tratti di città antica: case in legno ad un piano, viuzze intricate… pochissime rimaste. Per il resto si passa da un centro simile a quello delle grandi metropoli nordamericane a zone di costruzioni-alveare, a zone residenziali più moderne. La gente: laboriosa, con un sodalizio improbabile di antico e ultramoderno. Si incontrano persone in bici elettriche o rikshaw autocostruiti in lamiera, oppure alla guida di Mercedes, BMW e SUV di vario genere. La città è pulitissima, si ha la sensazione che tutti stiano facendo qualcosa: a piedi, in bici, in motorino o in macchina, il senso del lavoro è fortissimo. Il traffico è spaventoso. Ieri sera per fare quattro chilometri ci è voluta un’ora e mezza, perché ci stavamo muovendo all’ora di punta. Impossibile prendere un taxi dalle sei e mezza alle otto e mezza: non se ne trovano, sono tutti già occupati. Meglio rinunciare, sedersi a bere qualcosa e ritentare verso le nove di sera. C’è la sensazione di un grande ottimismo, la gente sorride molto. Tuttavia si vede che le persone vivono una rigida gerarchia, sia dal modo in cui si comunica – qui ancora si danno ordini, non si chiede – sia da un certo senso di sottomissione o di velato controllo sociale. Lo Stato qui appare come una mano invisibile che controlla tutto, sa tutto di tutti, attende e interviene al momento opportuno.

Si ha la sensazione di essere in un posto dove l’economia gira davvero bene, senza il corrispettivo senso di “decadenza” che si sperimenta in ogni grande metropoli occidentale. Si percepisce chiaramente che qui siamo in Oriente, al centro dell’Oriente. Si percepisce anche che qui incomincia il futuro.

4 novembre 2012

Questa mattina ci siamo svegliati con venti centimetri di neve al suolo e forti venti, in pratica nel mezzo di una tempesta. I nostri ospiti cinesi hanno felicemente proclamato la nostra beatitudine per aver noi portato la prima nevicata della stagione.

Tempio del Cielo

Fatto è che la nostra visita al Tempio del Cielo si è svolta in un clima vagamente palustre, con centinaia di ragazzi che cercavano di attraversare poltiglie di neve affondando e progressivamente trasformando le proprie scarpe in zattere inzuppate. Tuttavia l’offerta culturale è stata garantita a tutti i membri della comunità discente ed educante. Ripresi dal freddo e dal gelo con la Messa nella Cattedrale del Sud, dove siamo stati accolti dal parroco milanese di stanza qui a Pechino, ci siamo diretti al pranzo in stile cinese e quindi abbiamo optato per un programma pomeridiano più riparato, all’insegna della contrattazione. Visita alla fabbrica della seta e ad un particolarissimo grande magazzino di falsi firmati. La sera, piccolo giro nella Pechino by night.

Domani ci aspetta piazza Tienanmen al mattino e la visita all’Ambasciata italiana il pomeriggio.

5 novembre 2012

Durante la mattina lunga visita alla Città Proibita: il tempo freddo ma limpido ha permesso di apprezzare i vasti spazi e le prospettiv​e imperiali. Dopo un pranzo abitudinar​iamente insipido ci siamo trasferiti in Ambasciata dove sono state tenute tre relazioni: da parte di padre Denora, dell’Ambasciatore, e da parte di don Carlo D’Imporzan​o, parroco della comunità cattolica italiana a Pechino, già conosciuto in occasione della Messa di ieri in cattedrale​.

1. L’Ambasciatore

La prof.ssa Scaglioni consegna all’Ambasciatore la medaglia del Centenario del Leone

Momento di vera formazione. L’Ambasciatore d’Italia a Pechino, Attilio Iannucci, intrattiene a lungo tutti i 240 studenti con una esposizione sulla storia e natura dei Cinesi. Il cuore del discorso: “Dobbiamo smettere di considerare la Cina come un nemico; però dobbiamo essere fermi nel dire su cosa non siamo d’accordo in linea di principio, come per esempio su tutto ciò che riguarda la violazione dei diritti umani”.

“Matteo Ricci capì i Cinesi e impostò tutti i rapporti con loro sull’amicizia. Per vivere in Cina dobbiamo farci un po’ Cinesi.”

“La dedizione al lavoro ha portato i Cinesi ad uno sviluppo economico tale da diventare la prima potenza al mondo – anche se non hanno la stessa fantasia degli Italiani. In Cina non si avverte il senso di crisi che viviamo in Italia”.

“È vero che i Cinesi copiano i nostri brevetti, ma noi dobbiamo innovare; se continuiamo a produrre lo stesso prodotto per molti anni, questo sarà necessariamente copiato… Dobbiamo considerare seriamente la presenza della Cina in Italia e imparare a parlare coi Cinesi; siamo avvantaggiati, perché i Cinesi ci ammirano – ammirano più noi che i Giapponesi.”

2. Don D’Imporzano

“Se con Matteo Ricci inizia una chiesa cinese di Cinesi, inizia una nuova era della storia della chiesa”.

“La verità della fede che viviamo è un bene per i Cinesi, e di conseguenza è un bene per la Cina: questa è la ragione per cui è importante mantenere la propria identità con coraggio anche qui, in Cina”.

3. Reazioni

I ragazzi sono stati molto reattivi, in alcuni casi quasi bruscamente reattivi: quando è stata prospettata loro l’immagine di una società cinese più aperta alla felicità in quanto più capace di riconoscersi nei valori del lavoro, dell’impegno e del sacrificio, essi hanno obiettato che questa supposta felicità cinese maschera in realtà una prona soggezione al regime e hanno fatto emergere le caratteristiche più feconde normalmente riconosciute all’italico genio: il talento, la fantasia, il gusto per la bellezza.

I nostri studenti Nanni e Falcetta si intrattengono con l’Ambasciatore

Del resto le parole provocatorie dei relatori hanno instaurato un circolo virtuoso nei ragazzi, che hanno immediatamente attivato quello spirito critico che spesso in loro è poco attivo  e hanno saputo proporre con confuso ardore giovanile una prospettiva contro fattuale rispetto a quella espressa dai relatori.

Durante la cena alcuni gerenti dell’hotel ci hanno informato di aver riscontrato un certo qual movimento notturno con ripetute migrazioni di camere forse anche inter-cittadine; dunque i ragazzi sono stati radunati ed è stata sottolineata la necessità di un comportamento più responsabile.

 


OGGI, 6 novembre 2012

1. Ritardi vari

Il pullman di Milano, pullman numero 1, è tale di nome e di fatto: solitamente è il primo a partire. Questa volta invece è stato l’ultimo. A sorpresa, tre insospettabili studenti vengono dati per dispersi all’appello. Alla fine, dopo ricerche fisiche e telefoniche, dichiarano di non aver sentito le tre sveglie. Ritrovati gli studenti, la comitiva dei 240 parte alla volta del Palazzo d’Estate, sede estiva dell’imperatrice Cixi.

2. Visita al Palazzo d’Estate

Si tratta di un grande parco all’interno del quale sono ricavati numerosi edifici di culto sacro e di residenza. Non manca un romantico lago; non manca nemmeno, poco distante dal parco, un attraente tempio buddista (vedi al punto 3). La visita, baciata da un languido sole invernale, ci ha permesso di apprezzare il paesaggio suggestivo, fatto di riviera, salici piangenti e faggi dalle gialle foglie cadenti. Il tutto è terminato con l’ennesimo pranzo, ormai prevedibile nei contenuti gastronomici: riso bianco, pollo con anacardi, maiale in agrodolce, cipollotti con salsa di soia, pesce fritto, verze bollite, cipolle in padella con noccioline, panini fritti di riso, the, e anguria sbiadita (perdonare l’approssimazione).

3. Tempio

Il tempio buddista, non originariamente previsto per una visita comune, è stato osservato da una sparuta minoranza del gruppo condotta dal prof. Cacchione, attratto dalla spiritualità del posto. Il gruppo ha ammirato le suggestive dimore dei monaci costruite con un dedalo di scale che portavano fino in cima ad una collina da cui si poteva rimirare l’intero lago. La stanza del Budda dalle cento mani era al centro del monastero, mentre un altro Budda suggestivamente posto in una cava dalle pareti blu chiudeva il percorso sacro. A questo punto la sparuta compagnia si perdeva, raggiungendo l’intero del gruppo solo a prezzo di costose chiamate con i cellulari e a pranzo iniziato.

4. Visita positronica

Il pomeriggio è stato dedicato alla visita del centro universitario di fisica nucleare, dove ci si occupa dell’osservazione, dello studio e delle possibili applicazioni delle particelle elementari ad alta energia. Quanto detto fin qui è però l’unica nozione sufficientemente chiara ricavata dal gruppo nonostante un’ambiziosa quanto difficilmente comprensibile prolusione introduttiva tenuta dal luminare direttore del dipartimento. Trattasi di un centro evidentemente poco abituato a visite di gruppi di scuola secondaria, e quindi privo di un efficace protocollo didattico. Il gruppo di 240 è stato smembrato in vari sottogruppi che tuttavia sono diventati a loro volta come i positroni e i neutroni che vengono fatti collidere nell’acceleratore da visitare.

5. Scorpione e città vecchia

Dopo la cena in hotel il gruppo si è recato nella principale via commerciale di Pechino. Quivi vengono allestiti banchetti che imbandiscono prelibati spuntini a base di: frittelle varie, carni di cane, gatto, rana, serpente, tarantola, millepiedi, squalo, cavalletta, baco da seta e.. scorpione! Il prof Cacchione si è scoperto ghiotto di scorpioni, ma di più hanno fatto gli studenti di entrambi i sessi, favorendo anche lo scorpione gigante, lungo quasi quanto lo stecchino su cui veniva fritto e bollito. Con profondo disappunto della prof Scaglioni, il prof Caprioli si è scoperto incline al cani-balismo, evidente prodromo ad una definitiva conversione al cannibalismo umano. La serata si è conclusa con un giro nella città vecchia, prospiciente un altro magnifico lago. Qui sorge una riviera di locali serali – la cosiddetta via dei 100 bar. Un vero labirinto di viuzze, case di legno ad un piano, ognuna della quali conteneva un locale di diverso stile, quasi sempre dotato di musicisti e musica ad alto volume. In questo contesto festaiolo tuttavia si respirava un clima tranquillo, senza percepire  alcun senso di pericolo, camminando attraverso vie piene di avventori locali molto pacifici.

 

Domani grande muraglia e villaggio olimpico.”

 

 

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