Il valore del Liceo Classico

15 marzo 2012

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Caro prof. D’Avenia,

tranne le consuete universali eccezioni,  penso proprio che non sia come dice lei. I prof. del classico sono rimasti gli ultimi a credere in quello che insegnano, perché hanno sperimentato gli studi umanistici e ne hanno apprezzato già la ricchezza e la bellezza. I ragazzi di terza media non sanno che cosa sia il classico. Gli adulti che non lo hanno frequentato nemmeno. Sanno però che è difficile e che il latino e il greco non servono a trovare un lavoro. Non ci riesce un corso di specializzazione, figuriamoci  il greco. Una volta il classico poteva andar bene, adesso il mondo è cambiato. Serve l’inglese e l’informatica. Servono le sperimentazioni. Gli studenti si affacciano sempre più titubanti al liceo, le cuffie nelle orecchie e la concentrazione della durata di una canzone. Dopo un’ estate di sacrosanto riposo entrano al ginnasio ben accolti da  9 ore tra greco e latino, esattamente come trent’anni fa; di lì a tre mesi devono aver memorizzato quanto il Pico in persona avrebbe faticato tra elenchi di vocaboli, regole,  declinazioni, verbi regolari e contratti… e magari qualcuno fa fatica e rischia anche la bocciatura… ci manca solo che uno venga bocciato studiando due materie inutili… caro mio meglio lo scientifico, poi te lo consiglio io qualche libro da leggere a casa. Il greco e il latino ti formeranno pure la mente,  però che non ti rimandino. E tu, visto che faccio tutto io, potresti andarci a parlare una volta con il prof. di tuo figlio e chiederglielo se rischia l’anno. Se no lo portiamo via…

L’insegnante spende se stesso per trasmetterla questa bellezza, che è antica e pura così come si sprigiona dalle parole che la custodiscono, che è aspra e affascinante… e i ragazzi ti guardano sinceri come sono e ti apprezzano per questa passione e forse apprezzano anche la lingua… ma fuori da quel mondo magico che è la classe altri più seducenti  “valori” assediano i nostri ragazzi. Ben altre considerazioni fanno i genitori. Tu insegnante,  ti credo, sacrifichi polmoni e cuore e cerchi di fare breccia, di far passare sostanza, alimenti per la vita, ma hai pochissimi alleati, nessuno ti dirà vedo che mia figlia fa fatica ma sta crescendo e quello che fa è importante e bello, a prescindere da mia figlia stessa. Oggi il prof. di lettere  è un uomo solo e un soldato di trincea. Lo salvo, al cento per cento.  Se poi il messaggio è che non siamo tutti come il prof. D’Avenia, su questo penso che siamo tutti d’accordo.

Cordialmente

Prof. Vincenzo Sibillo

Liceo Classico Leone XIII – Milano

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