A Oriente, nel cuore del mondo

12 novembre 2012

Ultime pagine del reportage dalla Cina, che tanto successo ha riscosso tra i visitatori del nostro sito.

“Mentre siamo a Pechino, il Partito Comunista cinese decide le sorti della Cina per il prossimo decennio ed elegge il prossimo presidente – in pratica il prossimo Imperatore; Barak Obama viene rieletto Presidente degli Stati Uniti d’America per un pugno di voti… come potremmo non sentirci nel cuore del mondo?

Il gesuita Matteo Ricci nel 1582 sbarcava a Macao alla volta della Cina. Da quel giorno in avanti il modo di fare missione non sarebbe più stato lo stesso: Ricci si mostrò interessato a capire i Cinesi prima di fare proseliti, a sintonizzarsi con la cultura del popolo cinese prima di esportare la propria, a conoscere usanze, tradizioni e correnti di pensiero per rendere la propria fede credibile. E di fatto l’uomo fu così credibile da essere ancora oggi l’unico Occidentale che abbia ricevuto il titolo di Mandarino, cioè intellettuale degno di stare alla corte dell’Imperatore. La sua tomba giace dentro le mura della scuola di formazione dei quadri del partito comunista cinese, ed a lui è dedicato l’Osservatorio astronomico della capitale, dotato di strumenti del Seicento importati o messi a punto proprio dal grande gesuita marchigiano.

I nostri studenti hanno raggiunto la tomba di Matteo Ricci l’ultimo giorno della gita a Pechino. Una sorta di coronamento dell’esperienza, un traguardo raggiunto alla fine che tuttavia segna l’inizio e la fonte di tutti i chilometri percorsi per arrivare fin qui. Questa è la vera ragione per una gita di maturità in Cina, sfidando le esclamazioni di coloro che non crededevano possibile un tale progetto. Nel solco della nostra tradizione educativa, noi guardiamo avanti. L’abbiamo fatto nel sedicesimo secolo e lo continuiamo a fare. La gita in Cina verrà migliorata e riproposta come culmine del percorso educativo (e sottolineiamo educativo) del liceo di una scuola ignaziana, svolta così, in rete tra tutte le nostre istituzioni educative sul suolo italico.

Nel bellissimo film attualmente in programmazione nelle sale italiane “Monsieur Lazhar”, una coppia di genitori adirati per l’approccio troppo ‘etico’ dell’insegnante elementare del loro figlio, concludono un alterco con lo stesso insegnante dicendogli: “lei si limiti a istruire nostro figlio, senza volerlo educare al posto nostro”. Per i Gesuiti scuola vuol dire invece proprio “educare”, non solo istruire. Per questo forse la gita a Pechino più che una “visita di istruzione” andrebbe chiamata “visita di educazione”, tanto è stata ricca di significato e prossima al carisma che ha ispirato Sant’Ignazio e seguaci a cimentarsi nell’opera della scuola. Educare alla mondialità: andare in un luogo che rappresenta il futuro dell’umanità e della Chiesa. Educare alla diversità: passare il tempo in modo anche avventuroso arrischiando di portare più di duecento studenti in un posto dove è difficile persino dare l’indicazione di un luogo al tassista. Educare alla dialettica: portare studenti di cinque scuole diverse, ognuna con le sue specificità regionali, con i propri campanili, con diversi dialetti e modi di pensare. Educare all’amicizia, un’amicizia che superi barriere di provenienza e di destinazione. Educare alla fede: rischiare di celebrare due volte la Messa nelle cattedrali della Chiesa Patriottica cinese, portandovi studenti in una fase critica in cui la loro stessa fede viene messa al vaglio della ragione e della crescita della persona. Educare alla conoscenza e al rispetto delle culture: vivere otto giorni dentro una megalopoli come Pechino significa iniziare a respirarne l’aria, essere stipati per ore nel traffico, sperimentare le fatiche della comunicazione con i Cinesi, persino in banca per cambiare del denaro o alla reception dell’albergo. Educare la persona nella sua formazione integrale, questo abbiamo cercato di fare, questo vi abbiamo raccontato e ancora vi mostriamo oggi con una galleria di foto emblematiche di quanto abbiamo visto.

All’anno prossimo”.

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