“Digito quindi sono”: le relazioni corrono sul web

28 marzo 2013

Il 26 marzo presso l’Istituto Leone XIII si è tenuto uno degli incontri dei “Martedì del Leone” sul tema “Web psychology”; sono intervenuti Gabriella Pravettoni, ordinario di psicologia cognitiva dell’Università degli Studi di Milano, e Carlo Strati, docente di disegno e storia dell’arte presso il Leone XIII.

Paragonando passato e presente, la prof.ssa Pravettoni ha illustrato come la tecnologia abbia cambiato il nostro modo di vivere e di interagire con gli altri: poter avere un’informazione immediata o poter scrivere una email veloce e gratuita ha modificato la nostra routine quotidiana. Se da un lato questi cambiamenti hanno facilitato le nostre vite, dall’altro hanno portato all’emergere di atteggiamenti e comportamenti nuovi non sempre positivi, soprattutto tra i giovani, i più influenzabili dai nuovi mezzi tecnologici.

Il rischio più grande è quello di confondere la realtà “reale” con quella “virtuale”: dietro lo schermo di un computer o di un telefono, una persona può sembrare un’altra perché è “quel che digita di essere” e, se smette di digitare, perde la sua identità. Internet, i social network, l’applicazione di messaggistica gratuita WhatsApp, sono strumenti che danno la percezione di essere sempre e comunque connessi, non solo con i propri amici, ma anche con persone con le quali, spesso, si sono scambiate solo poche parole. Si perde il sano bisogno di stare soli davvero, di riflettere su di sé, a favore di una condizione in cui si è “soli insieme”: l’illusoria percezione di essere sempre in contatto con altri e la paura di “perdersi qualcosa” della realtà virtuale ci tiene incollati ad un dispositivo, il cellulare, che diventa come un’appendice del nostro corpo. Si è perennemente connessi ad una rete per l’idea del “condivido quindi sono”: se un’esperienza che si sta vivendo nel momento non viene condivisa subito, allora non la si sta vivendo davvero.

Senza arrivare a casi estremi di completa alienazione dalla realtà vera (gli Hikikomori, ad esempio) anche noi, seppur inconsapevolmente, ci adagiamo nella comodità della realtà virtuale: grazie alle email si può ragionare sulla risposta, nei social network si può mentire su se stessi, non rispondendo ad un sms si può chiudere una conversazione. Ma è bene ricordarsi che l’80% della comunicazione è non verbale e le incomprensioni, sulla rete, sono molto frequenti.

Con i nuovi occhiali iper-tecnologici potremo collegarci alla Rete, realizzare e condividere filmati o foto senza bisogno di cellulare o pc

Con i nuovi occhiali iper-tecnologici potremo collegarci alla Rete, realizzare e condividere filmati o foto senza bisogno di cellulare o pc

Se ancora qualcuno non si fosse sentito chiamato in causa, basti pensare ad un’altra caratteristica della tecnologia: il multitasking. Si può ascoltare la musica, cercare su internet un’informazione, rispondere ad un sms e contemporaneamente bere anche il caffè: si riescono a svolgere queste quattro azioni senza problemi, ma è solo un’illusione. Il multitasking non esiste e non permette di elaborare per intero le quattro azioni: tra il caffè, la musica e l’ sms, l’informazione cercata su internet non verrà ricordata e col tempo svolgere più azioni insieme comporterà un deficit di memoria e di attenzione. Interessante ma anche preoccupante è Google glass,  un esperimento della Google che consiste nella produzione di occhiali da vista che mostrino uno schermo di computer nelle lenti e permettano di scattare e condividere foto: sarà veramente un aiuto o porterà solo a regredire nell’apprendimento?

Le perplessità su un certo uso degli strumenti tecnologici sono messe in evidenza anche dal prof. Strati, che teme l’instaurarsi di relazioni distorte tra i ragazzi.

Naturalmente la tecnologia non è completamente da condannare; a patto che la si sappia utilizzare bene, è uno degli strumenti più utili della nostra epoca. La possibilità di accedere facilmente alle informazioni, di poter comunicare o di poter condividere esperienze è, anche a livello di relazioni umane, un grande passo avanti.

Bisogna cercare di non farsi prendere la mano, ricordarsi che internet è accessibile a chiunque e che memorizza tutto: per i ragazzi, “siate lungimiranti”, perché quello che pubblicate oggi sarà visto anche domani, dal vostro datore di lavoro, e non sia mai che una foto su Facebook vi rovini il futuro.

 

Daria Pasqualone, V Scientifico A

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