Tiro alla fune per educare bene i figli

27 aprile 2013

tiro-alla-funeTiro alla fune, genitori mobili e rete tra famiglie sono gli spunti di riflessione e le strategie di comportamento offerte dal Prof. Alberto Pellai, medico psicoterapeuta dell’età evolutiva, a genitori e docenti riuniti martedì 23 aprile in sala Martini per l’ultimo dei Martedì del Leone di quest’anno.

Il dottore ci assicura che la “programmazione genetica” e le sfide evolutive degli adolescenti di oggi sono le stesse di sempre. È il mondo ad essere cambiato: l’ingresso massiccio delle tecnologie l’ha reso più complesso e difficile da gestire; al contempo i ragazzi sono più soli: mancano presìdi adulti e un fronte comune tra genitori.

Pellai esemplifica il rapporto tra genitori e figli ricorrendo all’immagine del gioco del tiro alla fune: genitori di qui, ragazzi di là a sperimentare la nuova autonomia dell’età adulta attraverso la dialettica e il confronto, un vero tira e molla.

Il gioco, che per essere costruttivo deve avere una durata sufficientemente lunga, può essere affrontato in vari modi, più o meno efficaci. La prova di forza dei genitori, il “no perché no”, la decisione imposta non stimolano la crescita. Viceversa, il cedimento immediato alle richieste dei figli e l’assenza di limiti lasciano il ragazzo in balia di se stesso, nel territorio del rischio e dello sballo.

Affrontare il dialogo, invece, stabilisce un recinto e pone delle regole, senza le quali la trasgressione va oltre.

Ancora una volta Pellai ribadisce l’importanza della rete delle famiglie, anche quando descrive lo strumento più utilizzato dai ragazzi per ottenere ciò che desiderano: il ricatto del “tutti lo fanno”, arma formidabile di fronte a genitori che non sanno allearsi e fare fronte comune alle richieste dei figli.

L’allenamento suggerito richiede quindi tempo, pazienza e genitori forti, consapevoli del gioco e capaci di gestirlo senza cedere alla rabbia.

Genitori mobili che sappiano tenere tre posizioni: davanti, di fianco e dietro. Davanti per proteggere e guidare con competenza, non con potenza. Di fianco per una complicità necessaria sì, ma per tempi brevi, onde evitare una pericolosa confusione di ruoli. Dietro per spingere, quando necessario.

A fine serata si comprende come gli slogan di queste generazioni siano un richiamo a noi genitori, perché riprendiamo il nostro ruolo, insieme con gli altri genitori.

Just do it: senza una guida adulta che presidi la zona del pensiero resta solo l’agito dell’adolescenza.

L’immagine che forniamo loro non li attrae e il futuro appare loro desolante: Life is now

Carolina Barbieri Ripamonti

 

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