Arrivati a Santiago! (VII)

1 giugno 2013

Le tappe precedenti: galleria fotografica / 25 maggio / 26 maggio / 27 maggio e 28 maggio / 29 maggio  / 30 maggio.

Il 31 maggio i pellegrini arrivano finalmente a Santiago, la meta del lungo cammino iniziato il 25 . Con loro i professori Pini e Zaggia. Pubblichiamo la cronaca e le riflessioni che i ragazzi e il prof. Pini ci hanno inviato

31 maggio, settima ed ultima tappa: da Monte do Gozo a Santiago… e ritorno a Milano

Che strano, questa mattina nessuno ha l’intenzione di svegliarci. Questa dormita mi sembra durare troppo. Quasi quasi potremmo svegliarci di nostra iniziativa. Inutile. Rinunciare? Neanche per sogno! Siamo talmente vicini alla meta che i crampi ci sembrano poca cosa. Ci alziamo ed eseguiamo il solito rituale: lavarsi la faccia, pulirsi i denti, vestirsi; preparare lo zaino e pronti a far colazione. Fuori ci guardiamo tutti in faccia: siamo proprio ridotti male. Qualcuno spara una battuta per risollevare il morale: funziona, abbiamo tutti un sorriso stampato sulla faccia. Dopo la frugale colazione ci incamminiamo determinati e risoluti a giungere integri e uniti alla nostra tanta attesa meta. Lottiamo e vinciamo contro questi ultimi fatidici chilometri. “Santiago! “ grida qualcuno.

Sgraniamo gli occhi: è dunque finita? abbiamo portato a termine la nostra fatica erculea? No. È solo l’inizio di una giornata memorabile in cui emozione, malinconia e felicità si mescolano creando l’essenza stessa del cammino. Un “tutto” chiamato Umanità,  un “tutto” chiamato Fratellanza. Ciò che colpisce appena arrivati sono i volti gioiosi dei nostri fratelli pellegrini : sembrano tutti dei piccoli San Francesco meravigliati di fronte al creato divino e umano delle imponenti cattedrali barocche tipicamente iberiche.

Santiago!

Santiago!

Ancora non riusciamo a credere che il cammino sia finito, che ce l’abbiamo fatta, che abbiamo percorso 160 chilometri con 8 chili sulle spalle tutti insieme senza fermarci. Potevamo prenderla come una sfida personale, un modo per passare più tempo con i propri amici, fare un’esperienza nuova, o semplicemente arrivare il prima possibile a Santiago, ma l’importante è avercela fatta ed essere arrivati a destinazione e sentirci dei veri pellegrini. Le lacrime iniziano a scendere sui nostri volti e, davanti alla cattedrale, ci abbracciamo, ci congratuliamo, applaudiamo a noi stessi e ad i nostri compagni per aver superato un’impresa che solo 7 giorni fa ci sembrava impossibile. Ora per noi nulla sarà impossibile, abbiamo superato quelli che credevamo i nostri limiti e siamo consci che possiamo fare qualsiasi cosa dopo aver percorso quasi 40 chilometri in un giorno solo. Dopo aver appreso che la fatica è finalmente finita ci dirigiamo a prendere la compostela, che ci riempie di orgoglio e di soddisfazione per la nostra faticata, con i complimenti per il nostro comportamento, che ammettiamo non sempre arrivano. In seguito andiamo alla Messa per i pellegrini che si celebra tutti i giorni alle 12, ma ognuna di esse è diversa dalle altre perché al termine della funzione nominano tutti i pellegrini che sono appena arrivati. Inutile esprimere l’orgoglio nel sentire pronunciare dal parroco il nostro gruppo di 23 italiani.

La gioia dell'arrivo

La gioia dell’arrivo

Dopo aver assistito alla benedizione con l’enorme turibolo ci concediamo finalmente un buon pranzo ristoratore. Una volta rifocillati, sappiamo di avere finalmente a disposizione del tempo libero per esplorare in lungo e in largo la città per la quale abbiamo patito atroci sofferenze per una settimana,  ma che, in quel momento, ci stava regalando enormi soddisfazioni. E così, alcuni formano gruppi dediti al relax sotto un magnifico sole di fine maggio nella grande piazza centrale , altri entrano in diversi negozi della città per poter tornare a casa con qualcosa in mano ed evitare la discussione sulla noncuranza dei figli. I colori e gli odori di una città mista fra passato e presente ci riempiono gli occhi e i pori della pelle: chi avrebbe scommesso su un’alchimia tanto originale  Recuperati gli zaini, aspettiamo malinconicamente l’autobus che ci porterà in aeroporto. Saliti sull’aereo abbiamo definitivamente preso coscienza delle emozioni provate durante la settimana e dei profondi legami nati fra noi…aspettando con ansia il viaggio del prossimo anno.

Diego M., Irene M., Pietro L.

————————————————-

Ed eccoci arrivati all’ultima pagina, il ritorno a casa del prof. Pini, che ha guidato i ragazzi lungo tutto il cammino insieme al prof. Zaggia.

Sono le 2:29 di sabato 1 Giugno. Sono appena rientrato in casa dal Cammino. Sto mangiando la pasta… me la merito, è una settimana che non posso goderne! Sono arrivato alla stazione di Garbagnate alle 0:55 e da lì sono venuto a casa a piedi, con lo zaino in spalla. Mi sembrava assurdo farmi venire a prendere in macchina, la stazione dista solo 7 km da casa mia. Sentivo l’esigenza di camminare. E poi non ho sonno. Sono stanco, ma dopo una settimana così intensa non è facile ritornare alla calma, pace e comodità del proprio nido. In fondo lo aveva detto Alessandro qualche giorno fa, che quando sarebbe tornato a casa, la prima notte gli sarebbero mancati tutti gli altri. Vale anche per me.

bellissimi!Comunque me ne farò una ragione. È bello che sia finita ed è stato bello proprio perché sarebbe finita. Stamattina siamo arrivati a Santiago. Una grande emozione per tutto il gruppo. Ma io tanto per cambiare avevo un’inquietudine. Mentre camminavamo, qualche giorno, fa una ragazza mi ha detto che dal punto di vista spirituale quest’esperienza era povera. Solo camminare e camminare… Lei lo paragonava al Kairos dove aveva pensato tanto, scritto, capito, riflettuto. Sosteneva che l’aveva fatta crescere di più dal punto di vista spirituale. Per me non c’è opposizione tra le due esperienze, ma, in quanto filosofo, con le provocazioni (in senso buono) ci vado a nozze. In fono ho sempre sostenuto che il filosofo è colui che dice: “Io ho ragione e tutti gli altri hanno torto, il mio compito è dimostrarglielo”. Quindi, di fronte alla Cattedrale di Santiago, mi sono rimboccato le maniche e ho improvvisato una riflessione sul senso del Cammino, partendo dal brano del samaritano del Vangelo di Luca. Me la sono cavata bene, ho anche strappato qualche lacrimuccia…

Il senso è il seguente: solo camminando insieme verso un obiettivo comune, coscienti del fatto che l’Amore è in mezzo a noi, che ci è stato regalato, e che dobbiamo essere grati di aver ricevuto questo dono, solo camminando verso la città celeste (Gerusalemme, Santiago, Roma…), solo camminando come persone che si accolgono e aiutano in ogni momento, aspetto, difficoltà e gioia della vita, solo camminando possiamo costruire la Chiesa.

Buon cammino a tutti. 

Prof. Giulio Pini

 

 

 

 

Bacheca Download