Lo stupore non ha mai fine

27 marzo 2015

La serena infanzia borghese nella Milano degli anni ’30, lo scoppio della guerra e l’improvvisa scoperta di essere – in quanto ebrei – persone diverse e indesiderate, le leggi razziali e la persecuzione, la fuga fallita in Svizzera, l’arresto e la deportazione dal binario 21 al campo di Auschwitz-Birkenau, la separazione dal padre mai più rivisto, i lunghi mesi di prigionia, la fame le violenze e le umiliazioni, la “marcia della morte” verso il nord della Germania, la fine della guerra e la liberazione.

Liliana Segre

Liliana Segre al Leone XIII

Questa la storia di Liliana Segre, classe 1930, uno dei pochissimi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, che oggi, 27 marzo, ha incontrato i ragazzi dei Licei e delle Terze Medie del Leone XIII, i docenti e numerosi genitori nell’Auditorium della scuola, in un evento di straordinaria e rara importanza.

Dal 1990 Liliana Segre è impegnata in un’intensa opera di testimonianza e difesa della memoria come strumento di costruzione della libertà. La sua appassionata, intensissima narrazione ha catturato l’attenzione di tutti: due ore trascorse in un attimo, in un silenzio carico di emozione, rotto soltanto dal lunghissimo applauso finale.

Nonostante la drammatica violenza delle vicende raccontate, le parole con cui Liliana Segre ha concluso il suo intervento sono state espressioni di vita e di speranza, come quelle che ha usato nel titolo di una delle sue più recenti pubblicazioni, Fino a quando la mia stella brillerà.

Al termine, due ragazze di terza media hanno letto alcune pagine tratte dal volume che Liliana Segre ha scritto assieme ad Enrico Mentana, La memoria rende liberi, libro i cui proventi verranno devoluti in beneficenza alla Fondazione San Francesco.

Prof. Antonio Bertolotti
Coordinatore Didattico Scuola Secondaria di I Grado

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Presente all’incontro, Victoria, di III Liceo Classico, ci ha inviato le sue impressioni:

Ciò che più mi ha colpito è stata proprio la signora Segre. Prima di cominciare a parlare della sua esperienza ci ha subito ribadito una cosa importante: Liliana Segre non è solo una testimone della Shoah, è anche una nonna. Fin dall’inizio, ha espresso il desiderio di parlare a noi ragazzi come nonna, perché come i nonni raccontano il proprio passato ai nipoti non lo fa nessuno.

Libro SegreMi ha colpito come, ancora ragazzina, si sia sentita invecchiare durante il periodo di prigionia nel carcere di San Vittore, da cui riusciva a vedere piazzale Aquileia e a ricordare i suoi giri in bici. Come attendesse pazientemente suo padre, che veniva continuamente sottoposto ad interrogatori. E quando stavano insieme non parlavano molto, lasciavano che fossero gli occhi a farlo.

Mi sono immaginata al posto suo, davanti ad un’esperienza simile. Ed ho provato ad immaginare cosa voglia dire sentirsi nonna della bambina che era durante quell’orrore. “Gli amori riflessi fanno sì che io ami me stessa di tredici anni così come oggi amo i miei nipoti”, dice.

Ho immaginato di dovermi trovare improvvisamente davanti alla solitudine, davanti alla crudeltà di chi ha deciso di privare gli uomini di tutto senza una ragione. La solitudine è stata una parola importante nella sua vita: ci sono voluti anni per eliminarla. 

Ma ad un certo punto la signora Segre ha deciso, con grande coraggio (ed io l’ammiro tanto per questo), che avrebbe smesso di piangere e che avrebbe scelto la vita, che è una cosa meravigliosa e a cui “siamo attaccati fino in fondo”. Mi ha fatto pensare che nella vita bisogna imparare a farsi forza e ad andare avanti.  

Mi ha colpito la tenacia che la signora Segre ha chiaramente dimostrato di avere con il suo racconto. La fame, la sete, la morte, il dolore che si vedeva passare davanti agli occhi non le hanno mai tolto il desiderio di speranza, la voglia di vivere. 

All’inizio il suo modo di raccontarci la sua esperienza mi era parso un po’ troppo letterario, un vero e proprio racconto. Ma poi ho pensato che forse una ragione c’era. Parlare tante volte di un’esperienza così tremenda tante volte può essere ogni volta più logorante e doloroso. 

Avevo letto in precedenza i suoi libri, ma ora ammiro questa donna più di prima. Per la tenacia, per la voglia di vivere, per aver scelto la vita e per l’affetto con cui ha voluto renderci partecipi della sua storia.

Victoria Giustiniani
Studentessa di III Liceo Classico

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