L’ultima tappa e il traguardo

28 aprile 2015

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Con una gran voglia di arrivare a Santiago, l’ultimo giorno in terra di Spagna ci siamo svegliati dopo una notte di sonni profondi e meritatissimi – anche se forse interrotti un po’ troppo prematuramente – con la stanchezza nelle gambe, ma con il cuore pieno di gioia e desiderosi di affrontare gli ultimi chilometri che ci separavano dalla tanto agognata meta.

Uniti, indivisibili, vicini

Uniti, indivisibili, vicini

Oramai quei 5 chilometri ci sembravano niente in confronto alle tappe assai più lunghe affrontate in precedenza, e con l’entusiasmo a mille siamo partiti carichissimi, come se avessimo già smaltito la fatica accumulata nei giorni precedenti.

Giunti finalmente nella città, siamo entrati in un simpatico bar italiano per fare colazione, dopo che, per oltre mezz’ora di camminata, eravamo rimasti a stomaco vuoto;  dopo aver aspettato che arrivassero le brioche fresche per accompagnare i vari cafes con leche, zumos de naranja ed espressi, siamo ripartiti alla volta della destinazione finale: la cattedrale.

Ripartiti a passo spedito ragionando ancora una volta sul significato di questo nostro cammino, siamo arrivati all’obiettivo che da tanto ci eravamo prefissati. Appena prima di girare l’angolo e trovarci dinanzi alla imponente facciata della cattedrale, anche se in ristrutturazione, ci siamo radunati tutti quanti e siamo corsi in piazza.

Sorpresi per i lavori in corso, abbiamo fatto il giro della chiesa dall’esterno per poi dirigerci verso un bar dove le empanadas al tonno hanno avuto un grande successo.
Con la pancia piena e uno spirito propositivo ci siamo incamminati nuovamente verso la cattedrale per quella che è realmente la tappa finale di ogni pellegrino: la messa di mezzogiorno nella cattedrale di Santiago de Compostela. La celebrazione è stata incantevole e abbiamo anche avuto la fortuna di ascoltare un prete che ha celebrato in italiano.

Dopo un lungo pranzo passato a ricordare vecchi momenti vissuti insieme, siamo andati a ritirare la Compostela per la quale abbiamo sudato sotto il sole e sofferto la pioggia per ben sette giorni. 

Consci del fatto che l’arrivo di oggi non rappresenta altro che l’inizio di un nuovo cammino, siamo infine andati alla fermata del bus che ci avrebbe portato all’aeroporto (con largo anticipo). Per uccidere l’attesa abbiamo organizzato sfide di ballo, di freestyle rap e piccoli tornei di giochi di parole.

Quando poi la chiamata per il boarding è giunta ci siamo imbarcati stanchi ma desiderosi di casa e, al contempo, fieri di noi stessi e orgogliosi della bellissima esperienza.

Federico Raspa, Alessandro Molteni, Filippo De Nicola

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