Davide Enia incontra Sciascia… al Leone!

3 aprile 2018

Come si fa a raccontare il male? Che rischi si corrono? Le parole hanno forza sufficiente o finiscono per diventare retorica? E soprattutto, qual è il ruolo dell’intellettuale e più in generale della letteratura di fronte a un simile impegno?

Di questo si è parlato il 27 marzo, nell’auditorium del Leone, davanti a una numerosa platea di ragazzi curiosi e appassionati, nella mattinata di studio e premiazioni che ha concluso il concorso Leggere il 900, promosso dal nostro Liceo in collaborazione con la libreria Lirus di Milano e giunto alla terza edizione con un prestigioso riconoscimento istituzionale: è stato infatti premiato dalla Regione Lombardia, nell’ambito del progetto 100 premi per 100 scuole, volto a individuare e promuovere le iniziative di sostegno alla lettura più significative tra quelle realizzate dalle diverse scuole del territorio.

Da sin. Berton Giachetti, Restelli, Campanini, Enia, La Mendola, Pignatari

Da sin. Berton Giachetti, Restelli, Campanini, Enia, La Mendola, Pignatari

Per l’occasione i ragazzi di sette scuole superiori hanno incontrato Davide Enia, autore dell’asciutto e toccante Appunti per un naufragio, libro letto da tutti i partecipanti al concorso: l’attore/autore ha intrattenuto la platea con riflessioni profonde legate al tema chiave del romanzo – il racconto degli sbarchi a Lampedusa – stemperando però con una innata ironia e la contagiosa simpatia dell’accento palermitano.

Al centro delle sue considerazioni c’è il dubbio nella capacità del romanzo (e infatti la sua opera si autodefinisce come appunti) o della parola scritta in generale a dar conto dell’orrore della storia: egli osserva, infatti, che la questione davvero centrale è chiedersi fin dove arriva la parola, come essa possa essere in grado di raccontare un tale orrore. La vera storia dei profughi che arrivano a Lampedusa sarà scritta quando loro stessi troveranno la forza di raccontarla. Tuttavia Enia, pur con tutte le incertezze davanti alla tragica grandezza della storia,  non rinuncia alla narrazione, anzi ribadisce  il suo atto di fede nella forza e nella necessità della parola che racconta e che, raccontando, impedisce che il naufragio di poveri esseri umani abbandonati in balia delle onde diventi anche il naufragio delle coscienze.

Il protagonista della mattinata è stato poi Leonardo Sciascia, con Il giorno della civetta, che su invito dello stesso Enia, è stato studiato e approfondito dagli iscritti alla gara. Grazie alla dott.ssa Velania La Mendola, giornalista e docente presso la cattedra di Editoria Libraria e Multimediale dell’Università Cattolica di Milano, tutti i presenti hanno riscoperto la forza della parola dello scrittore siciliano, dedito per tutta la sua vita a cercare di raccontare e capire i meccanismi del potere.

Campanini con Enia

Campanini con Enia

La Mendola ha ricordato che la scelta di rappresentare il male attraverso il romanzesco espone a dei rischi (Sciascia stesso fu accusato di “rendere epici e attraenti” personaggi altrimenti detestabili come i mafiosi), ma se lo scrittore di Racalmuto è stato maestro ad Enia in qualcosa, è proprio in questo bisogno di chiamare le nostre coscienze a prendere atto del male e a schierarsi, a non imitare la civetta di shakespeariana memoria, che preferisce ignorare e nascondersi nel buio.

Infine il microfono è passato al giornalista e appassionato lettore Franco Berton Giachetti, che ha condotto gli studenti in un colto viaggio fra libri e scrittori per riflettere insieme sul rapporto tra la letteratura e la realtà, sulle origini e l’evoluzione della cosiddetta docufiction, per arrivare al cuore della questione: il ruolo dell’intellettuale oggi e nel recente passato. Berton Giachetti ha ricordato il monito di un grande intellettuale del ‘900, P.P Pasolini, che sulle colonne del Corriere della Sera scriveva nel 1974: Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere.

Premio al miglior elaborato

Premio al miglior elaborato

Finiti gli interventi è cominciata la parte più gioiosa della mattinata, quella dedicata alla premiazione dei lavori degli studenti… I vincitori sono stati premiati – con buoni libri, naturalmente – dal prof. Giampaolo Pignatari, presidente della giuria, e dalla dott.ssa Beba Restelli, membro della commissione giudicatrice, allieva e collaboratrice diretta di Bruno Munari.

Il premio per il miglior elaborato di natura saggistica è stato conferito al lavoro dal titolo E tu, preferisci il silenzio della rassegnazione o la speranza della Giustizia?, realizzato dagli studenti Giulio Bonetti e  Simona Marcandalli dell’Istituto Artemisia Gentileschi, guidati dal prof. Marco Fragale. La motivazione: Conduce un’indagine consapevole sulla mafia, in particolare nelle sue ramificazioni legate al presente. Rivendica inoltre, per le nuove generazioni, un progetto operativo nella società, nel nome della giustizia.

Premio al miglior video con tutti gli attori

Premio al miglior video con tutti gli attori

Sempre all’Istituto Gentileschi è stato assegnato il premio per il miglior prodotto multimediale, al video Un giorno questa terra diventerà bellissima, realizzato dagli studenti Angelo Benincasa, Matteo Bitetti, Alice Galdi, Daniele Rando, Alessia Vargiu, nuovamente sotto la guida del prof. Marco Fragale. A giudizio della giuria il video sa utilizzare con abilità gli strumenti multimediali del format televisivo di informazione. L’entusiastica partecipazione dei giovani racconta una dettagliata storia di desolazione e si congeda positivamente con un messaggio di speranza.

Come migliore intervista è stata infine scelta quella  presentata da due studentesse dell’Istituto Gonzaga, Alice Louise Defilippi e Giulia Dallagiovanna, guidate dal prof. Giovanni Randone, con la seguente motivazione: In modo pertinente e approfondito le domande indagano dall’interno la scrittura di Appunti per un naufragio e sanno mettere a fuoco sia la componente autobiografica di Davide Enia che quella sociale.

Menzione alla 3 B del Leone

Menzione alla 3 Sc. B del Leone

Diverse le menzioni, tra cui due per il nostro Liceo:

– menzione d’onore per il video Che cos’è la mafia? ideato da Paolo De Francisco, Federico Palumbo, Leo Tang Chen e Lorenzo Carniti della Terza Scientifico B, guidati dalla prof.ssa Alice Zanardi.

Questa la motivazione: In modo pacato e critico Che cos’è la mafia? sviluppa il tema con ricchezza di particolari sia nel passato che nella società contemporanea, denunciando anche la sua falsa spettacolarizzazione operata dai media con il risultato di vanificarne la drammaticità.

Menzione alla 4C

Menzione alla 4 Sc. C

– menzione all’intervista di Eleonora Fatigati,  Federico Canale,  Filippo Dallanoce, Thomas Maisonneuve della Quarta Scientifico C, guidati dal prof. Michele Caprioli, con la seguente motivazione: Le domande sono state formulate con attenzione ai temi proposti dal romanzo Appunti per un naufragio di Davide Enia e lo sanno inquadrare con una significativa referenzialità culturale.

Finisce così una mattina densa e festosa insieme, con un arrivederci al prossimo anno con nuovi libri e nuove sfide!

Proff. Carlo Campanini e Alice Zanardi
Dipartimento di Lettere – Licei Leone XIII

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